Mario Desiati, Vita precaria e amore eterno

di Mauro Marino


Maledetto cielo…
“nessuno vuole mettere in ordine le cose in questa casa e in questa vita”. …“Martino, non capisco. Perché non preghi?”. “Bestemmio”. “Allora bestemmia, ti scongiuro bestemmia”. “Ma mamma, cosa ti prende? Non ho mai bestemmiato in vita mia”. “La bestemmia è l’invocazione di un mancato intervento divino”. “Se bestemmio prego?” “Bestemmia, per cortesia. Bestemmia”.




Mario Desiati continua a tracciare tra il politico e il letterario, paesaggi d’inquieta vita; una geografia di luoghi traversati dai paradossi della Storia che hanno “fatto davvero grande questa italiaorrenda”. I tempi bui della strategia della tensione, l’ottantacinque di Abu Abbas e dell’ ‘orgoglio’ italiano, la guerra del Golfo e la seconda in Iraq con le bandiere della pace che invadono Roma, Ustica, il Cermis, l’invadenza americana e ‘l’antico’ suono delle bombe su San Lorenzo. Martin Bux il suo contributo di bambino alla Guerra Fredda lo ha dato: inconsapevole, gli occhi persi al cielo a inseguire scie d’aerei. In quella temperie ha formato il suo sguardo, la sua sensibilità, accudito la ferita, tenuto in caldo il dolore. Abitava a Castiglioni, un paese nuovo, costruito dal nulla dopo un grande terremoto, a due passi da Sigonella, frontiera del Patto Atlantico in Sicilia. Con gli aerei, le caserme, i missili patriot e i radar. I loro vortici goffi facevano il suo cielo. I fischi e la semina di onde elettromagnetiche nella campagna ferita, seccata dalla paura. Territorio usurpato, violentato, tolto alla sua gente, straniato e straniante nel suo non corrispondere alla natura, alla sua tempra. Poi la fuga a Roma. Cinica, violenta, minacciosa che ti fa a sua somiglianza col Laurentino, mostruoso luogo della deficienza italiana, quartiere irrisolto che accoglie la tragica parabola della Bux family, le visioni della madre e la svelante, solitaria “grappa” di suo padre. E San Lorenzo il graffio metropolitano d’una Roma che somiglia a Saturno circondata da anelli d’asfalto per improbabili decolli. Ecco, un decollo, la chiave d’ una vita violenta che, come quell’ altra, ha i toni e i colori di una soggezione metropolitana che taglia le gambe, toglie il fiato all’urlo di chi inatteso alla vita, desidera, vorrebbe, neanche più sogna. Una vita per forza violenta, d’una violenza che rode dentro, macera, conduce alla lucida follia di chi non vuole perdere l’unico affetto, l’unico rifugio di vera costruzione: l’amore. Qui c’è Toni, l’altra che completa, ti porta dove per indole non sei, ti riempie nel desiderio del corpo e in quella solidarietà del sentirsi uno, unico nel due. Eterno amore in una vita precaria, in una storia senza prospettiva abitata da fantasmi tesi nel tentativo, nel non so del quotidiano.



Mario Desiati

Vita precaria e amore eterno

Mondadori (Strade Blu)

euro 15.00

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