Zandegù, casa editrice con tanta voglia di crescere

di Rossano Astremo



Per partire, un po’ di retorica non guasta: in un Paese come l’Italia in cui i lettori sono putride mosche bianche e l’editoria è nelle mani di pochi potenti che bavosi arraffano tutto, che senso ha dare vita ad una nuova casa editrice? Lo abbiamo chiesto a Marianna Martino, ventiduenne di Torino, a capo della casa editrice Zandegù, piccola realtà editoriale che ha tanta voglia di crescere.



Allora Marianna, come è nata l’idea di aprire una casa editrice?



L’idea nasce dopo che ho finito il master Holden. Che fare? Non è che proprio i lavori da scrittore piovano dal cielo, tanto meno sei hai solo 20 anni e esperienza zero. E poi, a dirla tutta, a me di
scrivere non mi andava per niente, perché durante il master avevo scoperto una grande passione per l’editing e la revisione dei testi altrui. Così, un giorno, mio papà mi ha detto perché non apri una casa editrice? E io ho pensato, perché no? Sarà difficile, ma sai che divertimento e che soddisfazione? All’inizio ero spaventatissima, non sapevo cosa fare, da dove cominciare. Allora ho frequentato dei corsi di editoria, ho studiato libri, ho chiesto consigli ad altri editori e alla fine ero sempre più convinta e mi sono messa a cercare i testi da pubblicare. È stato complesso e spesso avevo momenti di smarrimento, ma grazie all'appoggio dei miei genitori e del mio ragazzo ce l'ho fatta e ho tenuto duro. Però non sono completamente sola. Con me, collaborano Antonio, il grafico, e Marco, che si occupa dei contratti.



Qual è la linea editoriale della casa editrice?


Zandegù pubblica racconti e romanzi italiani surreali. Cioè storie che esaltino l'aspetto buffo e assurdo della vita di tutti i giorni. Racconti rocamboleschi del quotidiano. Ma anche favole moderne, con aspetti tipicamente fantastici. Insomma, pubblico tutto ciò che è molto divertente, originale e fuori dal coro.



Un accenno ai primi due titoli usciti?


I libri usciti per primi, a marzo 2006, sono due raccolte di racconti, “Hollywood Party”, antologia di giovani autori, e “Cosa faccio quando vengo scaricato” di Simone Marcuzzi. La prima è una raccolta di nove racconti ispirati ad altrettanti film famosi americani dagli anni 50 ad oggi (da La donna che visse due volte a Million dollar baby). I racconti sono intervallati da tre "pareri dell'esperto", scritti da Marco Ponti, Steve Della Casa e Bruno Fornara.La seconda uscita è una raccolta di storie d'amore tipicamente maschili, cattive, sboccate, audaci, divertentissimamente feroci.



I prossimi libri?


A breve, metà maggio, esce il primo romanzo “I sassi vanno matti per le sasse” di Roberto Tossani, una storia di sassi che contengono misteriosi ricordi al loro interno, di un uomo che li sa leggere, ma ha un brutto rapporto con le donne. E un rapporto migliore coi palloncini colorati.Tra settembre e novembre usciranno altri tre romanzi e un'altra raccolta.



Scrittori preferiti?

Gli autori che più amo sono Amelie Nothomb, Yehoshua, Saramago, Bradbury, Ammaniti, Nori.
E poi il mitico Lansdale. Irraggiungibile!



Quali le speranze e le paure? La strada che hai intrapreso è impervia, no?


La mia speranza è di diventare un marchio che sia sinonimo di qualità, bei libri, scritti bene, storie interessanti e tematiche mica da ridere. Però ridendo! Cioè grandi pensieri detti senza annoiare il lettore con tanti giri di parole. La mia paura più grande è di deludere gli autori che si sono affidati a me e che con me si sono lanciati in questa epica avventura. E spero proprio di non
deluderli mai.



I primi riscontri di critica e pubblico?

Per il momento mi sembra che ci sia un buon interesse. Piccolo ma positivo. Quindi, non mi resta che lavorare sodo perché il riscontro aumenti!



Qualcosa da aggiungere?

L'indirizzo del mio sito www.zandegu.it e quello del mio blog www.zandegu.splinder.com, dove
racconto le mie vicissitudini da editore.

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