Il caso di Amanda Hocking, ovvero sui Web Fiction Authors, nuovi corsari dell'editoria

Il caso di Amanda Hocking, ovvero sugli Web Fiction Authors, nuovi corsari dell\'editoria L'intero mondo della scrittura, messo fortemente sotto pressione dall'importanza sempre maggiore che la realtà digitale sta assumendo – dalla scrittura su web alla diffusione degli ebook – sta vivendo un periodo decisivo, ma anche molto difficile da interpretare.

Gli stessi addetti ai lavori sono divisi: da una parte quelli che si sono fatti contagiare da un entusiasmo che solo un cambiamento di portata epocale può giustificare; dall'altra, invece, quelli che oscillano tra una sorta di scetticismo sulla reale portata del cambiamento in atto e un vero e proprio terrore per gli effetti che questo potrà avere sul loro lavoro, che siano essi giornalisti, editori o scrittori.

Proprio in questi giorni, per esempio, si sta discutendo moltissimo, in America, di un nuovo fenomeno che sta sconvolgendo il mondo della scrittura, un fenomeno che negli States è in espansione e che sta sbarcando anche in Europa. Oltreoceano li hanno già battezzati Web Fiction Authors, si tratta di scrittori che, emarginati o rifiutati dal sistema editoriale, diventano editori di se stessi e pubblicano i propri libri in formato ebook a proprie spese, ottenendo risultati sconvolgenti.

Il miglior esempio di questo fenomeno sembra essere Amanda Hocking, 26enne di Austin, in Minnesota, che negli ultimi anni ha pubblicato otto romanzi e un racconto, vendendoli con un successo incredibile su Amazon, Barnes & Noble, Apple, e Smashwords in formato digitale a prezzi che oscillano tra i 3 e i 5 dollari. La dimensione approssimativa di questo "successo incredibile" è, se ci basiamo su dati indicativi pubblicati negli States, di circa 100mila copie vendute ogni mese: una cifra veramente astronomica.

Inutile dire che un fenomeno del genere può far perdere il sonno a chiunque lavori nel settore dell'editoria, anche perché lo spettro che si aggira per il mondo editoriale, terrorizzandolo, è la possibilità che prenda piede un vero e proprio terremoto capace di sconvolgere tutta la filiera, vale a dire la crescita esponenziale di questi scrittori-editori, capaci, grazie alle nuove tecnologie che il web mette a loro disposizione, di fare a meno dell'intera filiera editoriale.

In Europa qualcosa si sta già muovendo, vedi il caso di Stephen Leather, e in Italia? E' ragionevole pensare che possa accadere anche qui una cosa del genere? Anche se qualcuno si sta preoccupando – vedi per esempio le dichiarazioni di Buttafuoco, di cui abbiamo parlato qui – in realtà non c'è ancora ragione di preoccuparsi eccessivamente, anche perché ancora mancano le basi che rendano possibile, un fenomeno di questo tipo e, soprattutto, di questa portata.

Prima di tutto perché in Italia la diffusione dei readers non è ancora così massiccia; in secondo luogo – e questo credo che sia il dato più importante in questo momento – in Italia in questo momento la diffusione dei readers è ancora molto bassa nella fascia della popolazione composta dai giovani tra i 15 e i 24 anni, che è poi la vera base di successi come quello della Hocking che, non dimentichiamolo, scrive essenzialmente per un pubblico di adolescenti e ragazzi.

Eppure, nonostante l'editoria italiana possa non preoccuparsi immediatamente di un fenomeno come questo della Web Fiction, chi di dovere dovrebbe iniziare seriamente a riflettere sul futuro del proprio lavoro, e magari, e parlo soprattutto delle ipertrofiche major, dovrebbero iniziare a ricredersi sull'opportunità di pubblicare sempre di più, cercando, al contrario, di affinare le proprie capacità nel campo che più compete loro e sul quale nessuno le potrà mai scalzare, vale a dire la selezione.

Se la grande editoria non cercherà di cambiare rotta e di tornare a puntare sulla qualità anziché sulla quantità rischia di fare la fine di chi si muove sulle sabbie mobili della letteratura 2.0 con la leggiadria di un elefante impazzito.

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