Sul fantastico, sul fantasy e sulle loro possibili intersezioni

Sul fantastico, sul fantasy e sulle loro possibili intersezioni Tra le righe di una interessante intervista di Antonio Prudenzano a Lara Manni, in cui l'autrice fantasy italiana si lamenta della poca considerazione e dei molti pregiudizi che, buona parte di critici e addetti ai lavori, nutrono verso la produzione fantasy nostrana, bollata come "roba da adolescenti" o addirittura "spazzatura", ho letto una cosa che mi interessa approfondire.

Alla domanda dell'intervistatore circa lo storico snobismo a cui va incontro la scrittura fantasy nostrana da sempre, la Manni risponde accusando i critici italiani di scarsa memoria storica, vale a dire di dimenticare l'ampia tradizione fantastica italiana che, da Dino Buzzati a Tommaso Landolfi, fino ad arrivare a Italo Calvino, può contare su delle solide basi.

Pur potendo accettare la presunta solidità della tradizione fantastica italiana – che in realtà purtroppo non è così evidente, visto che da sempre nel nostro paese la critica ha dimostrato di apprezzare di più la letteratura, per così dire, "realista" – nutro qualche dubbio sulla diretta discendenza del fantasy contemporaneo dalla linea del fantastico novecentesco, da Borges a Cortazar, da Landolfi a Calvino.

Quindi, essendo un grande appassionato di letteratura fantastica, ma non conoscendo per niente la produzione fantasy contemporanea, vorrei fare una domanda ai i nostri lettori, tra le cui fila ci sono tantissimi appassionati del genere, sperando di far partire una discussione proficua: Quali sono, se ci sono, gli elementi che accomunano il genere fantastico al genere fantasy? E che legame di parentela c'è tra i due generi?

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