Un metodo per leggere

Frontespizio del Rosetum exercitiorum spiritualium di Jan MombaerMi è capitato tra le mani un articolo di Lucio Coco, studioso di antichità cristiane e curatore di alcune pubblicazioni sui Padri e sulle Madri del deserto, dal titolo Per un'etica della lettura, in cui l'autore parla di un testo di Jan Mombaer (1460-1501) dal titolo Rosetum exercitiorum spiritualium del 1494. Si tratta di un libro che si inserisce nel filone della devotio moderna (lo trovate online – gratis – su Google ebookstore, nell'edizione del 1603) e che di un determinato approccio religioso porta i segni (per esempio, Erasmo da Rotterdam lo definisce senza mezzi termini “nient'altro che cardi e loglio”). Non è il libro in sé che ha destato la mia curiosità, ma il metodo di lettura che troviamo tra le sue pagine.

Non riesce a leggere chi non sa controllare la propria vanità, la propria curiosità, l’accidia che ci fa andare o troppo piano o troppo veloce. Non si riesce a leggere se non si riesce a trovare il tempo, da intendersi quasi come il ritmo più che come una manciata di minuti, se non si sa ascoltare se stessi.

Così scrive il professor Coco commentando il testo di Mombaer. Un metodo di lettura: non stiamo parlando di scuole di lettura o indicazioni varie, ma un atteggiamento del lettore che forse occorrerebbe rispolverare (con i dovuti adattamenti ai giorni nostri) soprattutto da parte di quanti aspirino a scrivere, ma non si degnano di leggere.

Continua Lucio Coco:

Per leggere è necessaria una educazione quasi, starei per dire, sentimentale; viene richiesta un’etica, diversamente la lettura sarà disturbata, sarà distorta o non ci sarà affatto. Per esercitare la lettura è necessario ricostruire un “ecosistema” di valori nei quali inserire questa attività. Essi rappresentano per così dire i prerequisiti perché si possa tornare autenticamente a leggere: un animo soggetto alle passioni, vittima della insofferenza e della noia, non potrà mai leggere, perché leggere, come indica Mombaer, vuol dire accogliere quanto si legge, vuol dire accettare di farsi medicare da quello che si legge, vuol dire farsi soccorrere da quello che si legge, vuol dire andare in risonanza con quello che si legge, diversamente la lettura risulterebbe stonata e strozzata o, per esprimerci con il suo lessico, non sarebbe sonora.

Si dirà: “Sono cose del Cinquecento, cosa vuoi che dicano a noi oggi?”. Niente, forse. Eppure a giudicare dai commenti che spesso si trovano in rete a questo o quel libro, a questa o quella pubblicazione, un'educazione alla lettura pare quanto mai necessaria.

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