Un mondo che non esiste più, di Tiziano Terzani

terzaniE' un'emozione, per chi ne ha amato i libri di reportage (e gli ultimi scritti sul mistero della malattia, ma anche le Lettere contro la guerra) trovarsi di fronte agli scatti contenuti in questo bel volume a cura del figlio Folco. "Un mondo che non esiste più" è infatti un'opera che lo stesso Terzani, già molto malato, volle lasciare nelle mani del figlio Folco, soprattutto per mancanza di tempo ("è un lavoro cane", gli disse).

Vi troviamo infatti una selezione delle più belle foto scattate da Terzani (e a lui scattate da colleghi vari) durante i suoi viaggi per il mondo in quanto reporter e in quanto pellegrino Anam (senza nome) alla ricerca della verità su se stesso e sulle cose del mondo, durante le varie fasi della malattia che l'avrebbe condotto alla morte.

Terzani all'inizio degli anni '70 andò in Vietnam perchè "voleva capire la guerra e la rivoluzione" e lo vediamo lavarsi i denti, col busto nudo, accovacciato su un secchio, mentre i bambini del villaggio dove ha passato la notte lo guardano incuriositi. Da lì faceva la spola con Singapore, dove aveva lasciato la moglie Angela Staude e i due figli Saskia e Folco ancora piccoli. "La mattina si faceva colazione all'Hotel Continental e poi, con i taxi, tutti andavano alla guerra".

Poi, la Cina "che non esiste più" dei primi anni '80, uno splendido impero prima dei comunisti, e Tiziano buttato a fare un pic nic con il cane Baoli sull'erba che cresce sopra le tombe degli imperatori Ming, Angela e i figli che parlano con un contadino seduto con loro nel vagone di un treno ("noi vivevamo in Cina. Mangiavamo cinese, stavamo con i cinesi. Ci interessava la Cina, non solo la politica cinese").

Ma c'è anche Terzani che fa sbellicare dalle risate il Dalai Lama su un divano, durante la sua visita in Tibet - Tibet colmo di occhi, labbra increspate e mani al lavoro, nelle sue foto. Poi invece, quando va in Giappone, le persone scompaiono in mezzo a grattacieli, oceani di macchine e vagoni stipati.

Quando inizia a vestirsi di bianco, per approdare al suo rifugio sull'Himalaya, le foto si diradano, e diventa lui stesso - come nota Folco nella postfazione - oggetto delle foto. Lui fermo su una roccia a strapiombo su un vasto paesaggio di monti. Lui che fa colazione con i corvi, unici inquilini del suo silenzio. Lui a gambe incrociate nel suo rifugio senza elettricità, sempre fotografato dalla moglie Angela.

"Le mutilazioni della guerra, i trionfi, gli ideali che svettano scolpiti nel marmo, l'antichità che si sgretola o viene soppiantata da cubi moderni; il senso del viaggio e del destino, e poi la pace". Nelle foto c'è tutto questo perchè, come scrive suo figlio "tutte queste sono atmosfere che aveva dentro di sè", ancora prima di vederle, quest'uomo dall'animo vasto.

T. Terzani
Un mondo che non esiste più
Longanesi
22 euro

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