In esclusiva per Booksblog: Intervista a Shane Jones

In esclusvia per Booksblog: Intervista a Shane Jone Qualche giorno fa vi avevo parlato di un libro molto interessante, un caso letterario in America un paio di anni fa. Si tratta di Io sono febbraio, di Shane Jones una bellissima avventura in una città senza tempo strozzata dall'incubo peggiore di tutti, l'essere bloccata in un inverno infinito.

Il libro, pubblicato in Italia da Isbn, sta andando molto bene, tanto da essere il libro più venduto della settimana per la casa editrice milanese che, tra le altre cose, ha appena lanciato un concorso multimediale per tutti i lettori che hanno amato questo piccolo gioiello di Shane Jones intitolato Racconta la tua favola invernale.

Nel frattempo noi abbiamo intervistato il giovane autore, Shane Jones, 30 anni, che con questo suo Light Boxes è riuscito ha scalare le classifiche statunitensi partendo da una piccola casa editrice di Baltimora. Scopriamo come ha fatto e cosa c'è dietro a questo exploit...

Io sono febbraio è stato stampato nel 2009 in 600 esemplari da una casa editrice indipendente, poi, nel giro di pochi mesi, è stato acquistato da Penguin e ha avuto un grandissimo successo. Che cosa ha reso possibile questo successo?

Sì, il libro è stato pubblicato all'inizio da una piccola casa editrice chiamata Publishing Genius Press. Il libro ebbe ottime recensioni, io ottenni qualche intervista e, con un pizzico di fortuna l'attenzione attorno al libro crebbe sempre di più. Come molti libri indipendenti, mi aspettavo che avrebbe venduto 200 copie e che poi sarebbe finito nel dimenticatoio il mese successivo. Ma poi Spike Jonze lo opzionò per trarne una versione cinematografica e le agenzie letterari si interessarono sempre di più fino a quando non arrivò una major, la Penguin. In quel momento le 600 copie di tirature erano esaurite, e questo rese assolutamente sensato il l'accettare la proposta della casa editrice più grande. Diciamo che sono stato molto fortunato.

Qual è secondo te la più grande forza del romanzo?

Secondo me è l'aspetto visivo della storia. Le immagini, dunque. Avevo scelto di scrivere un libro che non si dovesse preoccupare più di tanto della trama e dei personaggi, e che fosse visivo per l'appunto, che fosse più artistico che pedante. Non so se avesse un senso o meno, semplicemente volevo scrivere un libro che avrei letto con piacere, un libro immaginifico, breve, allegro e divertente.

Da dove hai tratto ispirazione per i tuoi personaggi?

Il personaggio di Thaddeus è ispirato da Thaddeus Lowe, che è una figura storica realmente esistita negli USA. Fu un pilota di mongolfiere che combatté nella Guerra Civile Americana. Caldor Clemens è liberamente ispirato dalla figura di un mio amico. Per quanto riguarda invece Bianca, Selah e gli altri personaggi minori provengono direttamente dalla mia fantasia.

Qual è il motivo della strana impaginazione che hai scelto per il tuo libro?

Per divertirmi e per non essere troppo serio.

A un certo punto del libro appare una lista di artisti che "hanno creato mondi fantastici nel tentativo di curare attacchi di tristezza". Ai primi posti ci sono Italo Calvino, Gabriel Garcia Marquez e Jorge Luis Borges. Che posto hanno, se l'hanno, questi tre scrittori nel tuo personale olimpo narrativo?

Questi scrittori sono in cima alle mie preferenza. Sono fondamentali per il mio lavoro di scrittura. Cent'anni di solitudine è un libro che ho letto esattamente quando avevo bisogno di leggere un libro del genere. Mi ero incastrato su Hemingway e Raymond Carver, sul quel genere di scrittori realisti. Marquez mi ha aperto nuovi orizzonti. Le città invisibili di Calvino sono state importanti perché mi hanno mostrato come fosse possibile scrivere libri strutturati in quel modo. Mentre Borges è stato fondamentale perché è uno strano scrittore, uno di quelli che sa lavorare su più dimensioni. Ho una lista infinita di autori che mi hanno ispirato o ai quali cerco di tendere. Forse il più importante è Richard Brautigan.

Sono stati una fonte di ispirazione per la tua scrittura?

Assolutamente sì! Non sarei mai stato di scrivere un libro simile senza aver incontrato le opere degli scrittori che hai citato. E naturalmente ce ne sono dozzine di altri: Jesse Ball, Blake Butler, Richard Brautigan... la lista è veramente lunga.

Quali sono gli scrittori americani che preferisci degli ultimi 30 anni?

Oh, che domanda difficile! Se dovessi fare una lista mi servirebbe tantissimo tempo. Per citarne soltanto alcuni direi David Foster Wallace, Thomas Pynchon, Anne Sexton, Russell Baker... e naturalmente quelli che ho citato prima.

Ci sono scrittori italiani che vengono tradotti in America? Se sì, quali sono i tuoi preferiti?

Purtroppo non leggo molti scrittori italiani. Non prendertela però! E' che negli Stati Uniti i libri tradotti non hanno molto mercato. Si traduce abbastanza dallo spagnolo, Marquez, Borges, Marias, ma dall'italiano non così tanto. E alla fine si casca sempre su Calvino.

Un'ultima domanda: Il volto del misterioso Febbraio, che scrive una storia che non sa terminare e che abita in una casa sul cui pavimento ci sono due buchi che danno su un mondo fantastico, è il tuo?

Penso che stia al lettore decidere. Nel libro non si fa mai il mio nome. Potrebbe essere la mia quella casa, ma anche no.

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