Uomo in mare, di Gunter Kunert

gunter kunert"...con me non si poteva combinare nulla di sensato, nel caso si sia propensi a considerare il vuoto utilitarismo che devasta il mondo come un fenomeno della sensatezza umana. Non mi restò che procedere appeso al sottile filo che stendevo io stesso sull'abisso quotidiano". Così Gunter Kunert, classe 1929, spiega l'inizio della sua precoce vocazione alla scrittura (aveva 17 anni) nella Germania appena uscita dalla guerra.

Scampato fortunosamente ai lager, essendo ebreo, da quel momento Kunert non si fermerà più, producendosi in liriche (nel '91 ha vinto il premio Holderlin) ma anche in narrativa, saggi, testi per tv e cinema, aforismi. Questa sua capacità di affrontare i più vari generi letterari emerge anche in Uomo in mare, a cura di Giovanni Nadiani, una raccolta di alcuni dei testi più belli della sua produzione.

Ci sono brevi prose (come il piccolo racconto che dà il titolo al volume) ma anche "appunti", microsaggi e aforismi che vanno a comporre un ideale "diario di uno scrittore", che si interroga sul "perchè scrivere", sulla direzione che sta prendendo la letteratura moderna, ma anche sulla morte e sull'essenza dell'amore coniugale.

Prose splendide anche perchè vi si avverte la stoffa del poeta, quando ad esempio spiega perchè scrivere. "Scrivere: si va in quel paese straniero a nome io (...) affinchè avvenga ciò che in segreto ciascuno desidera: che l'attimo per un attimo abbia durata e posa essere sempre ogni volta ridestato (...) Finchè si scrive - continua l'autore - la rovina è bandita, la caducità non ha luogo, perciò scrivo: per sopportare il mondo che senza pausa si dissolve in nulla".

Profonda anche la riflessione su cosa si avvia a essere la letteratura, con la teorizzazione della sua sempre più forte vocazione alla frammentarietà, e l'idea che "Dal momento che (il lettore, ndr) non solleva più l'esigenza di letteratura come "nutrimento per la vita", anche la letteratura si mostra incapace di fornire da sè e quasi dal nulla qualcosa di sostanziale, che nessuno più richiede".

Una delizia le due paginette dedicate all'essenza del suo rapporto ventennale con la moglie: "ci lega la comune capacità di tacere e di non dover parlare per capirci. Ci legano le stesse idee su come e cosa dovrebbero essere le persone: capaci di comunità umana. (...) siamo entrambi circondati da un guscio di chiocciola permeabile, colmo di esperienze irrilevanti, di avventure insignificanti, di banali avventatezze, del grottesco della vita che, certo, nemmeno insieme si comprende più facilmente che da soli, ma che sicuramente è più facile da accettare e da sopportare".

G. Kunert
Uomo in mare
Mobydick ed.
13 euro

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