Esegesi dei luoghi comuni, di Léon Bloy

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Impossibile dire con esattezza che cosa sono gli Affari. Sono una divinità misteriosa, qualcosa come l'Iside dei mascheroni che soppianta tutte le altre divinità. Gli Affari sono Affari, come Dio è Dio, cioè fuori da tutto. Gli Affari sono l'inesplicabile, l'indimostrabile, l'incircoscritto, tanto che basta enunciarlo, questo Luogo Comune, per risolver tutto, per metter subito la museruola a condanne, collere, lamenti, suppliche, sdegni e recriminazioni

(L. Bloy, Gli Affari sono Affari)

Come possono dei “luoghi comuni”, delle massime che ognuno di noi ripeterà migliaia di volte nella vita, aver bisogno di un'esegesi, ovvero di una interpretazione approfondita, destinata in genere a testi complessi e di ben altra profondità?

Ne hanno bisogno invece, secondo Leon Bloy (1846-1917) autore e pensatore francese che nel 1901 firma l'opera omonima, perchè proprio i luoghi comuni rispecchiano, come i testi Sacri, la parola immutabile e le Verità su cui si fonda l'arroganza dell'uomo che “nel senso più generale e moderno possibile, non fa alcun uso della facoltà di pensare e che vive o sembra vivere senza esser stato sollecitato, neppure un giorno, dal bisogno di capire qualcosa”.

Bloy questo tipo di uomo lo ascrive alla categoria dei Borghesi, ma i “luoghi comuni” della sua Esegesi rimangono in bocca a chiunque si ponga dalla parte della supremazia del dio Denaro, degli Affari di chiunque – ad esempio - non si sia procurato gli strumenti intellettuali per apprezzare un'arte che sia tale e non per cercare di accaparrarsi opere forte solo della potenza del suo denaro.

La filosofia del cosiddetto Borghese, che oggi pochi chiamano ancora così, impregna ogni ritaglio di suolo che esista sulla terra, alla conquista di nuove terre e risorse – meglio se in paesi sottosviluppati – da sfruttare. “Metter su un affare”, il migliore di tutti i tempi, sarebbe per lui “lottizzare e vendere in contanti il Paradiso terrestre. Ci sarebbe da guadagnarci, se non ci fosse l'ostacolo insormontabile dello stato embrionale delle nostre conoscenze geografiche”.

L'ironia aguzza di Bloy si indirizza verso il capitalismo galoppante, di coloro che non amano “Esser fra le nuvole” perchè c'è gente che avvelena gli alimenti “e fa così un sacco di quattrini. Ebbene! E' gente stracolma d'amore. Ma li inchioda il principio: Bisogna Esser Pratici”. Eliminare gli sprechi di materie ancora vagamente commestibili, sì.

Perchè gli “Affari sono affari”: “un vero uomo d'affari è uno stilita che non scende mai dalla colonna. Non deve aver pensieri, sentimenti, occhi, orecchi, naso, gusto, tatto e stomaco se non per gli Affari. L'uomo d'affari non conosce padre né madre, né zio né zia, né moglie né figli. Ignora perdutamente le lettere, le arti, le scienze, la storia, le leggi. Non deve conoscere e sapere altro che gli affari”.

Basta “Cavalcare i principi”, “cavalcatura assai piacevole...la bicicletta e l'automobile sono sorpassate, perchè i principi sono ancora più veloci e schiacciano meglio, in modo più soddisfacente, più irrimediabile”, anche se – a parziale giustificazione del Borghese – va citato il fatto che “Non si può viver senza soldi”. “In-con-te-sta-bil-men-te. E' tanto vero che, quando mancano, si è costretti a prendere quelli degli altri. Lo si può fare, d'altronde, con molta lealtà”. In caso si può sempre “Lavarsene le mani come Ponzio Pilato”. D'altronde “ho notato che questo luogo comune è di solito e inesplicabilmente invocato da individui con le mani sporche”.

Léon Bloy
Esegesi dei luoghi comuni
Piano B ed.
11.90 euro

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