Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline, di Remo Ceserani

Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline, di Remo Ceserani Leggendo questo saggio di Remo Ceserani, uscito recentemente per la Bruno Mondadori, e dedicato al ruolo dello strumento Letteratura, dei suoi moduli, delle sue tecniche e del suo stile, in tutte le altre discipline che formano il mondo intellettuale (dalla filosofia, alla matematica, alla biologia, alla chimica, fino alla legge) ho incontrato, senza stupirmi troppo per la verità, la constatazione del medesimo paradosso che apriva il recente saggio di Filippo La Porta intitolato Meno letteratura per favore: in un'epoca che sembra mettere alle corde la Letteratura, in un mondo pronto a dichiarare la morte del Romanzo, paradossalmente la Letteratura e il Romanzo sembrano pervadere i campi limitrofi, sopravvivendo.

Tuttavia, pur non provocandomi stupore, leggere un saggio come questo di Ceserani – un professore che ho sempre apprezzato moltissimo – dedicato a una problematica così futile, a una battaglia così infinitamente di retroguardia come questa, mi ha lasciato molto perplesso. Non sono riuscito a sentirmi in altro modo trovandomi di fronte a un ragionamento così ben argomentato e altrettanto ben sostenuto da un immenso apparato bibliografico, ma assolutamente inutile, almeno a mio parere.

Non escludo che la colpa sia mia, e che sia quella di non riuscire, in un momento come questo che stiamo vivendo ad accettare discorsi che riflettono su se stessi, basati su paradossi poco pertinenti, come può essere quello della Letteratura che sta morendo e che "paradossalmente" sta rinascendo dalle sue ceneri in altre discipline. Non so, mi sembra che il paradosso non sussista. Io credo che la Letteratura, da sempre, sia una macrocategoria capace di inglobare ogni tipo di discorso, che sia questo mirato a spiegare il mondo scientificamente o esteticamente. Tutto, a suo modo, è Letteratura.

Ma non escludo nemmeno che sia in atto, in una certa parte del mondo letterario e culturale, in quelli che abbiamo sempre chiamato Maestri e che sono stati i nostri, validissimi, insegnanti, un naturale invecchiamento che li porta a essere sempre meno sintonizzati con la realtà che circonda noi, i loro studenti, realtà che è molto diversa dalla loro e che, data la sua complessità e problematicità, pretende un salto, sia di qualità che di modalità, nel lavoro culturale.

Una realtà che ha sempre più bisogno di strumenti e di analisi acute, e non di compitini ben fatti e ben confezionati come questo libro, che oltre a non aggiungere nulla di particolarmente interessante al discorso sulla multidisciplinarietà (e per accorgersene basta sfogliare la ventina di pagine della bibliografia avendo cura di notare che la media delle citazioni risale agli anni 80), aggiunge una prova in più al constatazione che l'Accademia è sempre più lontana dalla realtà. E che è per questo che morirà.

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