Come i libri mi hanno salvato la vita, di Brenda Walker

walkerTumore al seno: l'argomento mi ha già stancata e non ho ancora iniziato a parlarne. A essere sincera, preferirei parlarvi di libri. Un buon libro intreccia dita invisibili accoglienti come una poltrona d'inverno o un'amaca nel sole estivo.

Questo di Brenda Walker non è un libro “sulla malattia”, come ne esistono tanti, anche di belli, in circolazione. Certo sappiamo, già dall'introduzione, che all'autrice è stato diagnosticato un cancro al seno, e ci viene preannunciato che la seguiremo mese dopo mese nel suo viaggio verso la guarigione (che per fortuna è avvenuta).

I capitoli si intitolano “chirurgia”,“chemioterapia”, “radioterapia”, “ricostruzione”, “sopravvivenza”, eppure – anche se durante la narrazione veniamo edotti sul fatto che durante la radioterapia il metallo attaccato alla carne ti arriva all'osso, e sulle indefinibili vastità nello sguardo dei malati oncologici - la storia parte da molto, molto più lontano. Parte da una donna che si guarda intorno nella sua libreria di famiglia, ai piedi una sacca aperta con l'occorrente per la degenza in ospedale, e la necessità di scegliere i libri 'giusti' per far passare il tempo durante le ore che passerà sul letto.

La domanda infatti è: i libri possono salvarci la vita ovvero aiutarci a superare momenti realmente difficili della nostra esistenza? Offrirci consolazione di fronte al disperante buio che ci mette davanti la prospettiva della nostra morte? Alcuni libri, racconta Walker in Come i libri mi hanno salvato la vita, possono farlo.

Ad esempio c'è la Trilogia di Beckett che in un momento del genere è fondamentale, o Martin Amis che in Che cosa mi è successo durante le vacanze “parla di quel momento della vita in cui ci troviamo improvvisamente di fronte alla terribile realtà della morte”.

E se poi ti accorgi che “la chemioterapia è come un inverno privato. Con le sue condizioni atmosferiche, che non dipendono dalle nuvole o dal sole fuori dall'ospedale”, prendi in mano La linea della bellezza di Alan Hollinghurst, “un romanzo abbastanza forte da assorbire l'attenzione di una persona seduta su un letto d'ospedale con una notte difficile davanti. Per una notte del genere hai bisogno di un libro con tanti personaggi, arguto ma serio (...)”.

Proseguendo nella lettura bisogna tenere accanto il taccuino per segnare i bei titoli suggeriti da Walker, che ci spiega che “posso giacere in un letto d'ospedale e ricordare una bambina perduta nell'antico Giappone”, ad esempio, come capita a lei leggendo La Storia di Genji, un antico e complesso romanzo giapponese.

Un romanzo che come Anna Karenina ha un protagonista che noi amiamo nonostante le sue debolezze, le sue prepotenze, le sue scelte di vita discutibili. Genji, come Anna Karenina, ci insegna infatti che “i libri possono salvare la vita” non “posticipando la morte. Quello è il compito della medicina...certi libri, mostrando la pienezza interiore della vita di un individuo, possono salvarci da una visione limitata di noi stessi e dell'altro”.

Perchè come dice Murakami, spiega l'autrice, “ragionate così: ognuno di noi è, più o meno, un uovo. Ognuno di noi è un'unica, insostituibile anima racchiusa in un fragile gusto”, e quindi “durante una malattia grave, quando sembra che l'io si incrini un po', un libro può aiutarci a ricordare che anche quando temiamo di essere frantumati siamo ancora pieni, racchiudiamo ancora in noi la promessa di crescere e di volare”. Fino all'ultimo istante.

Brenda Walker
Come i libri mi hanno salvato la vita
Cairo ed.
16 euro

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