Roberto Pazzi, l'imperatore


Arriva guardando il mare, e quando mi si avvicina prende la Repubblica che ho in mano.

"Se non va via Berlusconi, la ucciderà del tutto questa Italia!" mi dice porgendomi di nuovo Repubblica.

Ci presentano.

Roberto Pazzi lo guardi e ti accorgi che è una grande mente. Che è un intellettuale, quelli vecchio stile. Un intellettuale vero.

Un artista poliedrico e visionario, autore di numerosi romanzi tradotti in 23 lingue, poeta e opinionista, scrive per diversi quotidiani italiani e per il New York Times, conferenziere in tutto il mondo, vincitore di numerosi premi. Vive e scrive a Ferrara, città di cui è innamorato, centro da cui parte la sua intensa attività in tutto il mondo.

Conosciuto a Taranto lo scorso 1° aprile, quando, assieme a Lorenzo Laporta e Taddeo Roccasalda ho presentato il suo ultimo libro, L'ombra del padre, Roberto è riuscito a conquistare in un solo pomeriggio la mia stima, la mia ammirazione e pure la mia amicizia. Incredibile, conoscendomi.

L'ombra del padre è un libro meraviglioso.

Una storia roboante e magistralmente raccontata, che vede un Gesù "umano", un Faust divino alla continua ricerca del proprio io, tra i dubbi irrisolti sulla figura di questo Padre scettico all'amore per gli umani e il sospetto che qualcosa gli sia stato sempre nascosto.

All'ombra di Dio, che si proietta inquietante, Gesù, noncurante dei consigli, decide, infatti, di tornare sulla terra per mettere un po' d'ordine al mondo e parlare agli uomini.

Si materializza sulla costa amalfitana e comincia a compiere miracoli, attirando l'attenzione della gente, della stampa ed anche di Satana, che decide di iniziare subito a tentarlo, per un vizio che da millenni non gli è mai passato.

I più preoccupati della vicenda però sono i vertici del Vaticano, che non sanno come comportarsi con questo presunto Messia e decidono di mandare due cardinali a parlare con lui.
Nel frattempo Gesù incontra le gente di questo caldo sud d'Italia e, con l'incontro inaspettato con Lazzaro, Maria e Giuseppe, riscopre se stesso e la sua storia. Ma l'evento che maggiormente gli cambia la visione delle cose è uno strano spettacolo che Satana in persona mette in scena per lui e per il Padre, invitando come spettatori speciali i 50 mila morti romani di Canne della Battaglia. Il suo obiettivo è tentare i romani alla richiesta del miracolo della vita, e mettere così definitivamente alla prova Gesù. Questo non avviene, ma quello che il Messia scopre va oltre ogni sua previsione...

Gesù scopre che probabilmente la sua storia sarebbe dovuta andare diversamente, e che il sacrificio della croce non era destinato a lui, ma alla sua discendenza.



"E' un libro che tratta di un tema prossimo a noi, quello della Chiesa, del Cristo e del Vaticano. Temi, se ci pensate, mai trattati in forma di romanzo da autori italiani. Quando abbiamo qualcosa di estremamente vicino, non ci accorgiamo che è narrabile. Per noi è la normalità. Qualche anno fa sono stato in Norvegia a presentare un mio libro in cui parlavo degli zar di Russia. Ad un tratto si alza una signora dall'ultima fila e mi dice che lei aveva visto lo zar in vita quando aveva 15 anni. Poi si è alzata un'altra ed ha detto di essere la nipote del comandate che io citavo. Insomma, quello che per me era "l'estero", la creazione fantastica, per loro era la normalità. A me è venuto un brivido lungo la schiena ed ho capito come per i narratori sia molto più semplice narrare storie fantastice su argomenti che a loro sono distanti, mentre fantasticare, re-inventare storie vicine, è sempre molto più difficile".



Una delle figure principali del tuo romanzo è anche Satana. L'influenza di Goethe è chiara, ma in più il tuo Satana sembra nascondere qualcosa...



"Forse, proprio come s'intende alla fine del suo monologo a Canne della Battaglia, Satana è il figlio che il Padre avrebbe voluto, ma che invece..."



Ecco, il Padre. Una figura oscura, a differenza della sua posizione cristiana nella trintà.



"Il Padre è una forma senza corpo. Un'ombra, un pensiero. E il suo accanimento verso il figlio è la dimostrazione della sua voglia di sentire la carne, di provare sensazioni. Avrebbe voluto che il figlio avesse discendenti e che il sacrificio della croce fosse compiuto molte discendenze dopo, proprio per godere di più del piacere di avere un corpo. Un piacere che a lui che è solo "idea" è completamente negato"



Perché l'ambientazione tutta a sud?



"Prima di tutto è la più vicina ai veri luoghi di Gesù. In secondo luogo perché in questo ritorno il Messia aveva bisogno del contatto immediato con la gente. E al sud riesce ad averlo puro, genuino, vero".



Una delle scene più belle è quella a Bari, con Sisina.



"Più che parlarne, quella scena va letta. Gesù che prende per un po' il posto del figlio perduto di Sisina, e lei che invece gli ricorda la madre... Tutto che si svolge in una vecchia strada del centro storico di Bari".



I nomi. In questo romanzo ci sono un sacco di riferimenti reali, con nomi che per assonanza o logica riportano, criticamente!, a personaggi attuali...



"Scrivere è un divertimento no? Allora, mi sono divertito anche a non lasciare al caso nessuno dei nomi presenti nel libri"

(Andate a guardare com'è familare il ministro dell'istruzione del libro con qualcuno di nostra conoscenza... n.d.r.)



Un personaggio emblematico è san Giuseppe.



"Poverino. Ma vi rendete conto che quell'uomo ha fatto il padre putativo per una vita? La moglie vergine, un figlio dello spirito santo... Mi sono detto: come posso dargli finalmente un po' di rivincita? Svelando le verità della sua storia. Giuseppe era gay. E l'unico modo per nascondere questo suo peccato è sposare Maria la vergine. E metter su una famiglia con lei e il bambino dello spirito santo".



Ad un certo punto anche una critica agli scrittori.



"L'autoironia salverà il mondo!"






La serata è poi passata tra la cena e le riflessioni sulla contemporaneità in Italia, e la notte è stata accolta dalla sottoscritta che, incitata da Roberto, si è esibita nei panni di Satana nel monologo di Canne della Battaglia "Vera storia del Padre e del Figlio", sul terrazzo dell'hotel, con il mare alle spalle e davanti il sorriso dell'imperatore*.


(* e se vi chiedete perché l'imperatore, leggete questo).

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