Requiem per un cane, di Carlo Coccioli

coccioli

La morte d'un cane non altera l'universo. (...) Tuttavia sono convinto, e non smetterò d'esserlo, che il mio cane morto era una splendida forma della vita: grave, nobile, amorosa e pura. Sono convinto...che poche purezze in questo mondo...eguagliano quella che si scorge nei mansueti e soavi occhi d'un cane.

“Guardare un cane, attenzione, non è guardare in basso: non si scende un gradino guardando un cane. Guardare un cane è guardare la natura: rientrare nel ritmo, e nel ritmo c'è Dio” scrive Carlo Coccioli nel suo splendido Requiem per un cane. Coccioli, scomparso nel 2003, è uno scrittore omosessuale a lungo dimenticato che racconta di aver scritto, per tutta la vita, di Dio (“Cosa c'è di più importante, di cui scrivere?”).

Lui e il suo cane Fiorello (Fiorello come Firenze, “Firenze anch'essa paradiso perso”) hanno condiviso per 15 anni una “gloriosa solitudine a due”, viaggiando fra il Messico, Roma e Firenze, a Cuba e in Portogallo e in Belgio e in Spagna e negli Stati Uniti ("ma per lui non v'è stata cronaca, fuori di me") tenendosi stretti durante l'alluvione di Firenze, quel giorno in cui Coccioli fu folgorato dall'idea di scrivere un romanzo sul Davide biblico.

Fiorello è stato, scrive Coccioli, un cane amato non per farne un sostituto dei propri simili (“avveniva l'opposto; più amavo te, più amavo gli esseri umani”) quanto perchè in lui lo scrittore riconosce “simbolo puro della vita”, perchè gli insegna, solo guardandolo vivere, “cos'è l'essenziale e cos'è il ritmo. Un garofano, un tramonto, (…) il sensibile volo d'una farfalla e precipitare nel sonno perchè s'è stanchi (…) ecco alcuni modesti esempi di quel ch'è essenziale. Respirare con l'antico respiro del creato: il ritmo”, ritrovando così “il piacere del mondo”.

Carlo Coccioli
Requiem per un cane
Marsilio
12.50 euro

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