Recensioni atipiche: Pride and Prejudice di Jane Austen

Recensioni atipiche: Pride and Prejudice di Jane Austen In una stagione editoriale che tanto punta sugli esordienti come quella che stiamo vivendo di questi tempi, un esordio come quello di questa ragazzina inglese, vissuta per 20 anni in un piccolo villaggio sperduto in una delle contee del sud d'Inghilterra, non fa di certo notizia e, probabilmente, si poteva anche evitare.

D'accordo, non si può pretendere che ognuno delle migliaia di esordienti diventi un classico e che sarà letto nei prossimi secoli – speranza illusoria per tutti, giacché la durata media di un libro, anche per i capolavori, è di poche settimane – ma questo volume, che per 400 pagine dilaziona come una telenovela un finale scontatissimo, di certo sarà dimenticato in una stagione. Personaggi come Elizabeth Bennet, Fitwilliam Darcy o il reverendo Collins, poi, sanno troppo di vecchio e sembrano usciti da uno di quei romanzi di costume di un secolo fa.

Ora, che l'epoca dell'avanguardia e dello sperimentalismo linguistico sia stata superata da qualche anno e che non vada più di moda azzardare, è una cosa, ma scegliere di questi tempi, con gli accadimenti politici e sociali che stanno squassando mezza Europa, la campagna francese in Russia in primisi, e di raccontare ancora la tipica storia di successo e di ascesa sociale, francamente mi sembra eccessivo.

L'unica cosa che dispiace, pensando che di questo libro tra un secolo se ne ricorderanno solo i nipoti di questa Jane Austen, è che insieme a lei e al suo libro verrà dimenticato il clima di assurda e grottesca ingenuità che sta caratterizzando questi nostri anni, mentre accanto a noi il mondo va in frantumi.

Jane Austen
Pride and Prejudice
Thomas Egerton
1 sterlina

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