India mon amour, di Dominique Lapierre

india mon amour

Nella campagna del Bengala. Una bambina camminava a fatica sulla piccola diga che separava due campi di riso. Portava una borsa piena di libri e di quaderni. Tornava da scuola, ed ero sicuro che dall’alba non aveva mangiato più niente. Mi rivolse un bel sorriso e mi salutò con la mano. Mi frugai in tasca sperando di trovarvi qualcosa da offrirle. Ne estrassi soltanto un biscotto e glielo diedi. Mi ringraziò come se le avessi messo in mano la luna, poi riprese il cammino. La seguii con lo sguardo. Qualche minuto dopo incrociò un cane scheletrico. Vidi che la bambina spezzava in due il biscotto e ne dava la metà all’animale.

“India mon amour racconta, attraverso scritti e immagini – scrive Dominique LaPierre nell'introduzione del suo nuovo libro - la mia straordinaria storia d’amore con l’India (...) un omaggio al coraggio, all’amore e alla speranza di tutti gli eroi ai quali dedico questo libro, come a tutti coloro che condividono il mio impegno di solidarietà per fare in modo che questo mondo sia un po’ più giusto”.

Al centro di questo India mon amour c'è ancora una volta l'India, “un paese di un miliardo e duecento milioni di abitanti che vivono in seicentocinquantamila villaggi, dove si parlano più di settecentocinquanta lingue. Dove si adorano venti milioni di divinità”, e “per penetrarne i misteri ci vorrebbero dieci vite”.

Un Paese che è “la promessa di un perpetuo stupore, di uno sbalordimento continuo, di un pullulare di spettacoli in cui il sublime si mescola talvolta all’atroce, ma dove scoprirò che la bellezza si impone ovunque e sempre”. Il racconto parte dalla decisione iniziale di Lapierre di girare in Rolls Royce (“un’autentica meraviglia. Supera i corsi d’acqua, scende e si arrampica sulle sponde più ripide senza che si debba nemmeno cambiare marcia, attraversa la giungla ridendosela degli ostacoli”).

Sarà lei, fedelissima, ad accompagnarlo al Tempio d'oro di Benares, aspettando quieta al suo posto mentre lui galoppa un cavallo selvaggio sul Gange, ospite di un reggimento indiano, e se ne rimarrà parcheggiata a lungo mentre lui affronta un viaggio New Delhi-Calcutta in terza classe.

Lapierre per visitare Calcutta girerà in risciò – e pretenderà di imparare ad usarlo, dallo stupito portantino, che ancora più stupito accetterà di farsi trasportare da lui. “Hasari esulta. L’oppresso, il vinto, la vittima, lo schiavo umiliato per migliaia di chilometri si è seduto come passeggero sullo stretto sedile di finta pelle rossa. Uno sciame di ragazzini ci scorta ridendo”.

A Calcutta visiterà la casa di Ghandi dove lui aveva chiesto a Calcutta di diventare “l'orgoglio del cielo”; a Calcutta, “città di Dio, città dell'Amore”, vivrà un suggestivo Natale fiorito, incontrerà le 'sante' di Madre Teresa e il fratello dell'assassino di Ghandi, che concede autografi ai passanti.

Con la Rolls poi supererà il confine indopakistano, salutato da amici e conoscenti come stesse partendo su un'astronave, passando per l'Afghanistan. E poi c'è il successo di vendite dei suoi libri, che “mi consente di mantenere la promessa che mi ero fatto durante l’inchiesta: dimostrare all’India la mia riconoscenza per l’ospitalità che mi offriva. Avevo intervistato centinaia di persone: ricchi, poveri, maharaja, coolie del porto di Calcutta, umili contadini. Tutti mi avevano accolto con una tale generosità che era venuto il momento di esprimere la mia gratitudine”. E quindi la decisione di fondare la sua organizzazione umanitaria.

La seconda parte del libro racconta il suo viaggio con la moglie per la distribuzione dei soldi ricavati dai diritti d'autore dei suoi libri, e il miracolo che anche i più poveri incontrati nel loro viaggio vorranno contribuire, con una parte dei loro averi, insieme ai tanti italiani, fra cui giornalisti ed editori, che hanno supportato le sue iniziative.

D. Lapierre
India mon amour
Il Saggiatore
16.50 euro

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