Proposta shock dall'Assessore alla Cultura della provincia di Venezia: tornano i libri proibiti

Proposta shock dall'Assessore alla Cultura della provincia di Venezia: tornano i libri proibiti Nella Storia, quando la classe politica si mette a dettare legge al mondo culturale, stilando liste nere di libri proibiti, giudicando la moralità degli autori, distruggendo fisicamente i loro libri o addirittura punendo i loro lettori, vuol dire che la società che lo permette e che fa da sfondo alla legittimità di queste squallide decisioni è arrivata ad un punto di non ritorno.

Qualcosa di simile si sta svolgendo in questi giorninella Provincia di Venezia, il cui assessore alla Cultura con delega alle Biblioteche, Raffaele Speranzon, sostenenendo una proposta portata avanti a Martellago da un consigliere del Pdl, Paride Costa, e da un cittadino, Roberto Bovo, vuole proporre la rimozione di una lista di libri proibiti, scritti da autori italiani la cui colpa è quella di aver firmato una petizione pro Cesare Battisti circa 7 anni fa, dai cataloghi delle biblioteche civiche della provincia.

Questo il testo estratto dalla lettera di Costa e Bovo:


Che venga adottata una forma di boicottaggio civile nei confronti degli scrittori italiani che l’11 febbraio 2004 hanno firmato la petizione a sostegno del terrorista Cesare Battisti, chiedendone la liberazione, procedendo:

1) con la rimozione delle loro opere letterarie dalle biblioteche civiche della Provincia di Venezia;
2) con la rimozione delle loro opere letterarie dalle biblioteche scolastiche presenti nel comprensorio provinciale veneziano.

Dietro l'aberrante etichetta di "boicottaggio civile", dunque, c'è un atto di violenza culturale inaudita che mira a censurare il lavoro di una nutrita schiera di scrittori italiani – tra l'altro tra i più interessanti del panorama contemporaneo, si va da Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009) a Massimo Carlotto, da Antonio Moresco a Nanni Balestrini, da Valerio Evangelisti a Giuseppe Genna – dalle biblioteche pubbliche di una intera provincia, impedendo loro anche di tenere presentazioni nelle strutture del sistema bibliotecario provinciale.

Una decisione che, se dovesse essere attuata, segnerebbe il già citato punto di non ritorno della deriva anticulturale che sta interessando da ormai due decenni questo nostro paese, una deriva che vede una classe politica ignorante e becera distruggere pezzo dopo pezzo il patrimonio culturale dell'intero paese. E la cosa più grave è che lo stiano facendo nel silenzio generale.

Via | Wumingfoundation

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