Libri di carta, il corpo dei ricordi

libriGentile direttore, nei mesi della malattia di mio nonno e poi a lungo dopo la sua morte mi piaceva entrare nel suo studio, abitarvi. Mio nonno non c'era più, erano rimasti i libri.

Inizia così una bella lettera che ho trovata nell'angolo della posta del Direttore, sul Sole24Ore. Già il titolo scelto dalla testata - L'umanità comune nei libri del nonno e nei files di oggi - indirizza le nostre riflessioni. Il 'corpo' del libro è qualcosa a cui molti non sanno ancora rinunciare, nonostante eBook, e-Reader e quant'altro.

E' il corpo del libro, quello che rimane, nel tempo, e la lettura attraverso i supporti digitali ci fa fare i conti con degli aspetti sicuramente triviali, che però ci colpiscono. Un mio amico con figli, lettore Doc, mi racconta che sottolinea da sempre, a matita, le frasi più belle dei libri che legge. Sognava fin da giovane di lasciare quelle stesse frasi come più preziosa eredità ai suoi figli. "Perchè le frasi che mi colpiscono sono quelle in cui c'è qualcosa di me, in cui mi riconosco", mi ha detto.

In quei libri, ho aggiunto io, lui lascerà anche un po' del suo odore (ogni casa impregna del suo odore i libri - specialmente se si fuma, ma non solo - ma solo chi non vive in quella casa se ne accorge). Lascerà la sensazione, toccandoli, che siano stati sfiorati dalle sue mani. E' una sensazione di nostalgia, legata al corpo, inevitabilmente. Cosa ne sarà con i supporti digitali? E lo chiedo in modo neutro, non perchè sia una nostalgica della prima ora, badate.

Foto | Flickr

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