Storie sottoamericane, di Mauro Salvi

mauro salvi

Guarda Mary: cosa facciamo, qui? Da dove veniamo? Dove andiamo? Che eterne domande, vero? Più è vasto un orizzonte e più te le poni, e più hai fretta di andare fino in fondo, meno riesci a risponderti. Così ti fermi a metà strada, ti arrendi alla convinzione di avere fatto del tuo meglio, e un giorno, senza accorgertene, finisci per dimenticare cosa ti spingeva all'orizzonte.

Sono flussi di parole di “gente arrivata da lontano, unita da sogni diversi”, queste suggestive Storie sottoamericane di Mauro Salvi, che dà voce a tre storie dell'anima. Tre brevissimi racconti poetici che danno voce alla condizione di chi vive da emigrante, non importa se in luoghi fisici o meno.

E così troviamo i monologhi di Mary e della Straniera, che evocano i destini dei “molti che si accampano all'inizio soffocando gli ultimi sogni, altri frugano in cerca di segni del destino, e altri si alimentano di tenacia sconosciuta”.

La Straniera“cerca verità con cui ribattere alla solitudine che l'ha portata qui”, e si rivolge a Mary, che anche lei come Cloe, “sciatta e nevrotica”, e come Anne, “chiusa in un fardello di mansuetudine”, è finita in un mondo in cui “gli spenti viventi conducono le proprie faccende con l'unico intento (di)tramandarsi lo stesso prototipo di esistenza...NON DISTURBARE è l'avviso che espongono fuori della porta quando procreano, muoiono o nascono. Non sanno nemmeno esser soli”.

La storia di un'America 'altra' viene ripercorsa – nel terzo racconto - attraverso le vicissitudini della discendenza dei Merson, che a cavallo fra Ottocento e Novecento si vede il Paese cambiare sotto gli occhi, “un'America che mentre scopriva se stessa si modificava, che educava con responsabilità i propri figli e li preparava a ciclici macelli”. La via del destino presente era già indicata da secoli.

Mauro Salvi
Storie sottoamericane
Rupe mutevole ed
6 euro

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