Un punto di vista su Senza scrittori, il documentario di Cortellessa e Archibugi

un foglio e una penna in b/n
Aveva fatto molto scalpore questa estate e ne avevamo anche parlato qui su Booksblog; mi riferisco al documentario di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi dedicato al mondo dell'editoria. Con molta curiosità e immaginando una sala gremita di persone sono arrivata all'Esc, a Roma, un lunedì prenatalizio, un po' in ritardo. Con grande sorpresa ho trovato lo schermo spento, la stanza vuota e Andrea Cortellessa che girava per gli stand del Critical BookeWine e chiacchierava con amici e avventori.

Dopo un po' di attesa lo spettacolo è cominciato e ho visto il nostrano Michael Moore (così è stato definito da qualcuno il critico letterario) intervistare scrittori, editori, librai e organizzatori di premi, per circa un'ora di filmato. Il documentario è diviso in capitoli, ognuno dedicato a un settore dell'editoria: i premi (il premio Strega), le case editrici (Mondadori e Mauri Spagnol da una parte e DeriveApprodi dall'altra), le librerie, Il festival di Mantova e, in chiusura, uno sguardo a un evento che si svolge nella cittadina di Topolo (Topolove in sloveno), in cui per un mese spettacoli, installazioni e laboratori invadono le strade di questo paesino di trenta anime.

Avevo chiesto a Cortellessa di potergli fare una piccola intervista dopo la visione e lui si era detto disponibile, ma alla fine non è stato possibile, perché c'erano interventi programmati, da cui sono scaturite domande e altri interventi, perciò lancio nel web i miei interrogativi irrisolti (a cui ho provato a rispondere da sola). "A chi pensava Cortellessa quando ha deciso di girare questo documentario?" Perché alla fine della proiezione mi sono chiesta cosa di nuovo mi avesse rivelato e la risposta è stata "poco". Gli addetti ai lavori, cioè coloro che gravitano attorno al mondo dell'editoria, sanno già che Il premio Strega è una sfilata delle vanità, che la Mondadori pubblica libri esclusivamente per trarne profitto (e quindi un imbarazzato Franchini di fronte alle domande sulla qualità dei libri che pubblica non desta meraviglia), che le librerie indipendenti stanno morendo e che anche il prestigioso festival di Mantova deve sottostare ad alcuni taciti dettami e quindi invitare la Mazzantini (che tra l'altro, in questo filmato, sembra incarnare tutti i mali dell'editoria).

"Era forse rivolto a un grande pubblico?" Se così fosse stato allora il critico Cortellessa avrebbe dovuto, a mio avviso, scavare di più, rivelare delle verità sconvolgenti, fare domande più pungenti, infastidire come un calabrone. "Voleva tirare le somme sullo stato attuale dell'editoria?", allora l'ho trovato incompleto, poco spazio dedicato alle piccole e medie case editrici, ad esempio, e nulla si dice sul ruolo del web, dei blog, del passaparola. Insomma la sensazione che ho avuto, a caldo, e che persiste dopo un po' di tempo, è che Senza scrittori "se la suoni e se la canti", come si suol dire: confezionato per una cerchia ristretta di persone che la pensa in modo simile, che ne ha già discusso, come avviene nelle riunioni di un certo tipo di sinistra: ci si parla addosso senza trovare soluzioni alternative. L'ho trovato consolatorio e anche un po' lamentoso. Il mondo dell'editoria è alla deriva, invaso dalle multinazionali, corrotto, svuotato del suo significato originario e, quindi, cosa si può fare per ricostruire e ripensare tutta la filiera? A mio modesto parere ci stanno provando le piccole e medie case editrici, le librerie indipendenti e chiunque crei progetti e sviluppi idee volte a riscoprire un'idea diversa di editoria letteraria. A loro andrebbe offerto più spazio.

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