L'Italia s'è mesta, di Mariano Sabatini

mariano sabatini
“Non so cosa abbiate nell'anima ma date a vedere che siete felici, ridete, vivete con leggerezza...almeno in apparenza”
Mariano Sabatini, per questo suo L'Italia s'è mesta, edito da Giulio Perrone, riesce a fare un bel ritratto del nostro Paese visto dai giornalisti stranieri che ne scrivono, da anni, per le loro testate.

Sabatini ha chiesto ai corrispondenti dall'Italia di El Mundo, Figaro, Financial Times, Frankfurter Allgemeine Zeitung e moltre altre, di raccontargli, spiega, “qual è stata la prima impressione che hanno avuto arrivando in Italia, come ci vivono, quali motivi di entusiasmo o di scontento li animano”, oltre ovviamente a un parere sulla politica italiana, come in una sorta di 'intervista' collettiva.

Ovvero, chiede loro l'autore, “Moriremo Berlusconiani?”, oppure, “C'è da fidarsi del compagno Fini?”, come da titolo di altrettanti capitoli. Senza considerare altre questioni come quella delle ingerenze della Chiesa nella politica italiana, e del ruolo delle donne come propulsori della crescita del Paese. Consapevoli che, come scriveva Montanelli, “la patria la si difende discutendola”: anche perchè, continua Sabatini, a volte come “per la pittura impressionista, composta da tocchi e macchie, serve fare due o tre passi indietro per avere una migliore visione d'insieme”.

Fra le firme interpellate c'è la francese Marcelle Padovani, a cui Giovanni Falcone affidò le sue memorie nel libro-intervista Cose di Cosa nostra, oppure l'inglese Tobias Jones, che ha firmato Il cuore oscuro dell'Italia, un libro in cui “ci scaraventa in faccia l'arretratezza culturale in cui versiamo”.

Secondo il corrispondente dell'Italir Tass, Alekey Bukalov, “la burocrazia italiana è al livello di quella sovietica” (!) mentre il corrispondente turco Reha Erus dice che quando qualcuno gli chiede cosa sia l'Italia gli consiglia di “imparare cosa sia lo sciopero. Se vai negli Stati Uniti, in Portogallo, in Svezia...non esiste che si interrompe un servizio per motivi che non riguardino l'utenza”.

Anche Ernesto Galli della Loggia, nota con stupore il corrispondente ceco Josef Kaspar, “non è uno di sinistra, eppure scrive che questo paese non ha più un progetto. Si ha la certezza che i figli staranno peggio dei padri”.

Richard Heuzè, di Le Figaro, rimane invece in Italia da anni “per la facilità del rapporto umano...e per quel modo di arrangiarsi che consente di arginare le difficoltà, a differenza della rigidità tutta francese. Secondo la giornalista Costanze Reuscher, arrivata come corrispondente del gruppo Springer, “sui giornali nazionali italiani...le vicende politiche sono dei romanzi a puntate e se non entri all'inizio, alla decima puntata già non sai più di cosa si tratta”.

Ed è “quasi impossibile far capire il livello di corruzione, pressochè totale, in Italia...” dice lo statunitense Wolfgang Achtner. “Vedi il presidente tedesco, costretto ad andarsene per aver dichiarato qualcosa di sconveniente sui motivi per cui la Germania si trova in Afghanistan” (da noi è fantascienza, è chiaro).

M.Sabatini
L'Italia s'è mesta
Dall'Unità nazionale a Silvio Berlusconi. Il Belpaese visto dai corrispondenti stranieri
Giulio Perrone ed.
11 euro

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