Intervista con Michael Connelly alla presentazione del suo ultimo libro "La Lista"



Oggi Booksblog è andato alla presentazione dell'ultimo libro di Michael Connelly "La Lista" appena uscito da Piemme a 22€. Appena tornato da Courmayeur dove ha ricevuto il premio "Raymond Chandler" al Noir In Festival, Michael si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande. Ma non aspettatevi nuovi dettagli sulle ormai ventennali vicende del detective Harry Bosch, per quello dovrete leggervi il libro e anzi, farci sapere se vi è piaciuto.

Abbiamo chiesto a Michael di parlarci dei suoi trucchi del mestiere, quindi aspiranti autori prendete appunti, perchè dall'alto dei suoi 22 libri (di cui parecchi best-seller mondiali) sicuramente Mr Connelly, che di Raymond Chandler è sempre stato un grande fan , ha parecchio da insegnare. E non solo a chi vuole cimentarsi con i gialli e le storie noir.

D- Michael, in tutti i tuoi libri il concetto di evoluzione (della storia, dei personaggi) è sempre molto presente; quali sono secondo te le domande che un bravo autore deve porsi per scrivere una trama che regge?
R- Non credo si tratti di farsi delle domande, tutto dipende dall'evoluzione appunto del personaggio principale, cioè come tu costruisci il tuo protagonista che alla fine dovrà entrare in sintonia con il lettore su diversi livelli. Quindi bisogna delineare bene il tipo di atteggiamento del protagonista del libro rispetto alle varie situazioni e analizzare bene le sue reazioni ad esse; lui è la base di tutto, più definisci le sue sfumature e meglio la storia si sviluppa.

D- Sei stato un cronista di nera per molti anni al Los Angeles Times e molto probabilmente sei un osservatore perfetto della natura umana che si muove in una grande metropoli come L.A. Cosa pensi dei modi che le persone trovano per sopravvivere in certi contesti: sono comportamenti nuovi o semplicemente archetipici?
R - I comportamenti archetipici delle persone secondo me si possono vedere in qualsiasi gruppo e in qualsiasi città; bisogna vedere le persone sul piano individuale. Io per i miei libri faccio una ricerca "fisica", nel senso che giro nei luoghi e osservo. Tutti a Milano per esempio sono molto attenti al vestire e al look, proprio perchè questa è una capitale della moda e questo si sente; insomma si possono estrapolare tante cose diverse sulla gente a seconda della città in cui ti trovi. Los Angeles mi piace perchè è composta da tante città molto diverse tra loro geograficamente e socialmente; ho scritto già molti libri su di essa e per non ripetermi cerco di cambiare sempre quartiere e mi ci immergo sostando nei caffè o gironzolando per le strade, da qui traggo molta ispirazione per i caratteri dei miei personaggi. E' molto strano perchè a volte davvero non diresti mai di essere a Los Angeles.

D- Ogni scrittore ha il suo rituale personale per quando scrive: c'è chi è a suo agio in un luogo caotico come una stazine dei treni, oppure c'è chi si rifugia in una casetta in montagna. Qual'è il tuo rituale? E soprattutto, fumi la pipa come Raymond Chandler quando scrivi?
R- (Ride) No, no. Io ho pochi rituali. Spesso scrivo a casa in Florida, dove ho il mio studio che è rivestito di tende così non so mai se è notte o giorno; non c'è luce naturale, solo quella della lampada. Scrivo su un laptop che non ha gli alert per le email così non vengo distratto, comunque posso anche lavorare in uno spazio con distrazioni. Dopottutto quando scrivevo al Los Angeles Times, stavo in un openspace enorme con un sacco di rumore e gente che andava e veniva.

D- Ti succede mai di avere un'idea che ti fulmina mentre stai mangiando o non sei comunque in studio? Come fai in questi casi per non perderla?
R- Sì mi capita spesso, soprattutto appena prima di addormentarmi, sembra che quello sia un momento molto creativo. E allora tengo il laptop sul comodino, per segnarmi subito ciò che mi è venuto in mente, oppure per apportare delle modifiche ai dialoghi. Ho imparato a tenermi il computer vicino perchè più volte mi è successo di aver dmenticato tutto al mattino dopo.

D- Nel book traile di La Lista, presenti il tuo libro seduto in una macchina che si muove in città nella notte. Dove stai andando? Forse su una scena del crimine che ti darà qualche spunto per il tuo prossimo libro?
R- (Ride) No, mi stanno solo portando in giro per downtwn L.A. Questa è una cosa che faccio spesso, girare per la città e osservare la gente e il mondo di L.A. è per me di grande ispirazione.

Dopodichè abbiamo assistito alla conferenza con gli altri bloggers. Pare che Michael impeghi dai 6 ai 12 mesi per scrivere un libro e che in tutto questo periodo cerchi di non leggere altri gialli o guardare serie tv che potrebbero influenzarlo. Di norma scrive sulle 20/25 pagine al giorno, lasciando tutto all'improvvisazione. Il che significa che spesso deve rifare delle pagine il giorno dopo, perchè ci sono errori che portano la storia ad allontanarsi dal suo centro ideale.

Riguardo alla scelta del titolo, ama molto i titoli metaforici, che hanno diversi significati anche a seconda del momento in cui si legge la storia. Pensate che il titolo che gli è piaciuto di meno è "Il poeta" (in assoluto il suo best-seller principale), mentre il suo preferito è "La città delle ossa". Ma di libri oltre a scriverne, ne legge ancora. E a chi gli domanda se di carta o digitali, risponde: " ...amo i libri cartacei, ma tutto sommato, sono più tecnologico di Harry Bosch!".

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