Sulla lingua del tempo presente di Gustavo Zagrebelsky

Sulla lingua del tempo presente di Gustavo Zagrebelsky

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

Della rosa ora resta solo il nome, noi possediamo soltanto nudi nomi. Così termina uno dei romanzi più letti e tradotti di Umberto Eco, Il nome della rosa e, se da una parte questa affermazione – un esametro modificato da un originale del XII secolo – sottolinea la caducità del mondo la cui sopravvicenza è lasciata ai "nudi nomi", dall'altro ci ricorda quanto sia grande l'importanza delle parole, della lingua in generale, per la nostra descrizione del mondo.

La realtà è letteralmente schiava dei nomi, dei modi che usiamo per chiamare le cose, i fatti, le persone. E di questi tempi, di certo, il nostro linguaggio non se la passa molto bene, continuamente assediato da semplificazioni e sigle ideate da uffici stampa ed esperti della comunicazione, ma soprattutto dai media e dai giornali che, usando un certo vocabolario piuttosto che un altro, cambiano non solo l'accento di una notizia, ma ne intaccano anche la sostanza.

Su questo problema di assoluta attualità interviene Gustavo Zagrebelsky con un piccolo libretto stampato dalla Einaudi e intitolato Sulla lingua del tempo presente, un libretto interessante, perfetto con la sua sessantina di pagine per occupare, riflettendo, una giornata di spostamenti urbani da casa a lavoro. E anche se il costo potrebbe essere un po' esagerato per un libretto così striminzito, ricordatevi che ancora esiste nella nostra lingua – contro l'evidente avversione da parte della classe politica e amministrativa – la parola Biblioteca.

Gustavo Zagrebelsky
Sulla lingua del tempo presente
Einaudi
euro 8

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