Google pubblica il suo primo libro digitale: 20 things I learned about browsers and the Web

20 things I learned about browsers and the Web

Lo ammetto: il primo libro digitale di Google suona strano come titolo dal momento che Google stesso ha pubblicato milioni di libro per mezzo della piattaforma Google Books. Questa, però, è una cosa nuova: Google, infatti, diventa editore di se stesso e ha pubblicato il libro 20 things I learned about browsers and the Web (20 cose che ho imparato a proposito dei browser e del web), scritto da cinque membri del team di sviluppo di Chrome. La pubblicazione è solo in inglese (per ora).

La pubblicazione è sviluppata in HTML5, con la giusta dose di Flash e il risultato è molto gradevole per la lettura. Il libro è composto da diciannove capitoli e una conclusione e spiega cosa sia Internet, cos'è Javascript, i malware, l'Open Source, il cloud computing e via dicendo. Il tutto in sessanta pagine, rese più graziose dalle illustrazioni di Christoph Niemann, noto disegnatore per bambini. Simpatica e utile la funzione segnalibro: se esci dal sito-libro e puoi vi ritorni ti appare un segnalibro che ti chiede se vuoi riprendere la lettura da dove l'hai lasciata o cominciare dal principio. Non poteva mancare il tocco web 2.0 con la possibilità di condividere il testo sui social network con un semplice click. La funzione stampa e quella di regolazione della luminosità completano il quadro.

Tutto bello e grazioso e simpatico. Personalmente mi sembra un bell'esercizio di stile di cui non vedo l'utilità (contenuto a parte): a che serve, per esempio, che io abbia l'impressione di girare le pagine come se fosse un libro cartaceo? A che serve la bella cornicetta che mi presenta il prodotto con un libro “d'altri tempi”? Alla fine 20 things I learned about browsers and the Web non è un libro cartaceo e non è nemmeno un eBook. Non interessa al lettore di libri cartacei – che vede confermate le sue idee che l'eBook sia solo uno scimmiottamento del cartaceo –, e non serve al lettore di eBook al quale, forse, strapperà un sorriso. È come se si avesse un po' paura di fare veramente qualcosa di nuovo.

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