Libri per Natale (per menti aperte): E morirono tutti felici e contenti. Fiabe non più fiabe

Libri per Natale (per menti aperte): E morirono tutti felici e contenti. Fiabe non più fiabeLe operazioni di destrutturazione mi piacciono perché, oltre a rendere visibile il “lavoro” che c'è sotto (a un testo, a un prodotto, a un evento), permettono anche di apprezzare le mille variazioni che possono esistere. È stato pertanto il sottotitolo – Fiabe non più fiabe – ad aprirmi la strada alla lettura di E morirono tutti felici e contenti, a cura di Massimo Avenali, pubblicato per i tipi delle Edizioni Neo.

Nell'antologia – composta da diciotto “non più fiabe” che rileggono “fiabe” classiche – troviamo

“una silloge di stili originali che si dimenano per sgretolare le false certezze, per tramutare il personaggio principale di un Grimm o chi per lui in un antieroe moderno, perché basta mettere il naso fuori dalla porta per trovarne a manciate [...] Queste narrazioni saranno come un colpo violento alla testa, una botta che al contempo avrà la proprietà di essere stordente e chiarificatrice”.

Come faccio solitamente con i libri di racconti, mi sono lasciato guidare dalle “sensazioni” nel leggere il libro e non ho seguito l'ordine proposto. Ho iniziato con La piccola fiammiferaia – fiaba di Andersen che ho sempre trovato di una tristezza incredibile e che, ancora oggi, non capisco perché si debba raccontare ai bambini. La fiaba viene riletta da Stefano Tanturri. Questo l'incipit:

Le colleghe la chiamavano così, ma faceva la puttana. E come spesso accade, dietro quello che sembrava un tenero, vezzeggiante nomignolo, quasi conferito con affettuosa complicità, si celava invece il sarcastico scherno di un epiteto crudele. Già, perché Gina – questo il suo vero nome – aveva una stazza a dir poco impressionante. Più che un donnone, un mastodonte; una fantasia felliniana dipinta da Botero.

Gianni Solla, invece, si dedica alla “non più fiaba” di Aladino:

“Dimmi”
“Ho preso il tuo numero nel bagno di un autogrill, era scritto con un pennarello verde”.
“Questa telefonata ti costerà centoventi euro”.
“Davvero realizzi i sogni?”
“Dammi la tua carta di credito”.
“Un desiderio per soli centoventi euro?”.
“Ho il bancoposta, puoi ricaricarmi quello”.

E così via con i Sette Nani che, stanchi per il lavoro alla ThyssenKrupp di Torino, se ne fregano di Biancaneve (rivisitazione di Giovanni Di Iacovo) o Cenerentola che per Nicola Manuppelli diventa un'adolescente smarrita in una caldissima Milano.

Lo consiglio per Natale. Questo non vuol dire che è un libro adatto a tutti, ma solo a quanti hanno la passione (e la curiosità) di vedere cosa potrebbe esserci dietro alla “normalità” di cui siamo imbevuti. Come succede, in un certo senso, con gli alberelli in copertina che proprio alberi non sono. O come i volti degli autori e il logo della collana – Iene – presenti in copertina (se riuscite a trovarli).

E morirono tutti felici e contenti. Fiabe non più fiabe
a cura di Massimo Avenali
Neo Edizioni, 2008
ISBN 978-88-96176-00-9
pp. 288, euro 13

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