Corrispondenza di guerra per codardi, di Chris Ayres

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Da quando avevamo lasciato il Kuwait settentrionale, Buck aveva contrinuato a promettermi che mi avrebbe mostrato le linee guida che gli erano state date circa il comportamento da tenere con i giornalisti (…) “Eccolo qui”, disse solennemente, tiranto fuori dal giubbotto antiproiettile mimetico un libretto spiegazzato e incrostato di fango. (…) Persi velocemente ogni interesse quando arrivai alla parte dal titolo “Come trattare un rappresentante della stampa morto”.

Questo è davvero uno dei libri più divertenti che ho letto quest'anno. Si intitola 'Corrispondenza di guerra per codardi' e l'ha scritta Chris Aires, un giornalista del Time che racconta le sue esperienze di inviato 'embedded' (al seguito dei militari) durante la guerra in Iraq.

“Per me, i corrispondenti di guerra erano una razza a parte: tipi a cui piaceva stare all'aperto impavidi e abbronzati che a scuola diventavano boy scout, studiavano latino e urdu a Oxford, e probabilmente conoscevano il modo giusto di mangiare il pene di un caprone alla tavola di un signore della guerra africano”.

E' che Chris, 27enne con una lieve tendenza all'ipocondria, a fare l'inviato di guerra non è proprio adatto, visto che è abituato a parlare di party e vita di Vip. Per lui, “ammesso che vedessi il giornalismo come un passaporto per qualcosa, quel qualcosa era il divertimento. Volevo incontrare i personaggi famosi, cenare nei ristoranti che avevano ricevuto le stelle Michelin e sentirmi importante alle feste”. E invece.

Tutto inizia una mattina dell'11 settembre, quando si sveglia nel suo appartamento di corrispondente da Londra, a Manhattan, e lo inviano a vedere 'che succede' alle Torri Gemelle (rischia quasi di arrivare tardi, perchè a un certo punto torna nell'appartamento a riprendere il taccuino). Chrys è testimone dell'inferno che sta accadendo, e corre via poco prima che gli crolli tutto addosso. E il suo capo gli chiede, impietosamente: “Mille parole su 'ho visto persone precipitare' ecc. Per favore.

Poi capita che, proprio nel suo ufficio a New York, venga recapitato dell'antrace via posta.

“Chris”, iniziò. “Dovunque tu vada, sembra che succedano delle brutte cose”. Sentii una risatina di sottofondo. “Prima di tutto edifici che crollano; poi armi batteriologiche di distruzione di massa”, disse. “La prossima volta che vieni a Londra, Chrys, ti dispiacerebbe farcelo sapere in anticipo? Così magari ci prendiamo tutti una vacanza”. Naturalmente sapevo che quello era il modo in cui Barrow cercava di farmi calmare. Ma non stava funzionando.

Chrys è sul pezzo, perchè lavora PROPRIO al Rockfeller Center. E' nel centro degli eventi, di nuovo. E così il suo capo pensa proprio a lui quando si tratta di inviare qualcuno al fronte. E Chris, in mezzo ai marines, stramaledirà quel giorno quando, appena sveglio, aveva accettato con (fintissimo) entusiasmo quell'incarico.

L'inizio è pessimo. “Il corso delle forse speciali si rivelò un colpo al morale. Non avevo idea che ci fossero così tante cose che potessero ucciderti, feriti, menomarti o rovinare in qualche altro modo la tua giornata su un campo di battaglia.

Per non parlare del trauma rappresentato, per un ipocondriaco come lui, dagli onnipresenti manuali di istruzioni militari per i giornalisti. “Fu allora che vidi la cosa più terrificante del documento...nella sezione 'Cose da indossare'. Guardai di nuovo ma non c'erano errori, “Biancheria intima, 1 paio”. (…) Per un momento provai pietà per lo sfortunato paio che sarebbe stato scelto per accompagnarmi in Iraq. Quando avessimo raggiunto Baghdad, conclusi, quello stesso paio si sarebbe ormai trasformato in un'arma batteriologica”.

E poi ovviamente la terribile vita al fronte – che il governo americano ha voluto aprire ai giornalisti per dimostrare la trasparenza con cui conduce le sue operazioni di guerra – in cui Chris rischia più volte la vita (con in più la frustrazione di non vedere sempre i suoi pezzi pubblicati, perchè forieri di notizie non ritenute abbastanza interessanti).

Pezzi dettati col satellitare attivato nelle zone più improbabili, a dieci dollari al minuto, con il muco che chiude la gola e il cervello che cerca di autoconvincerti che 'la guerra ti fa sentire speciale, ti da sentire migliore dei tuoi colleghi rimasti in ufficio, che spettegolano tutto il tempo intorno al distributore dell'acqua, o si puliscono dalla bocca la maionese uscita dai loro panini comprati da Pret a manger mentre se ne stanno chini sulla scrivania nel loro cubicolo da polli da batteria”.

E poi arriva anche il momento in cui vedi la tua foto pubblicata in prima pagina sul tuo giornale. Peccato tu ne venga a conoscenza proprio mentre sai che hai meno di 30 minuti di vita. Esilarante.

Chris Ayres
Corrispondenza di guerra per codardi
Capelli ed.
21 euro

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