Flirtare ai grandi magazzini, di Gertrude Stein

stein Non potevo non volere per me un testo, scritto dall'intellettuale americana Gertrude Stein (1874-1946), intitolato come il più becero dei romanzi rosa: “Flirtare ai grandi magazzini”. Ecco, mi sono detta: ora attraverso questo esempio dimostrerò come le più comuni paranoie femminili non siano in contraddizione con un intelletto dagli eleganti gusti letterari (il mio, ad esempio. Sto esagerando eh?)

Ovviamente, Gertrude Stein è sempre Gertrude Stein, e non si ritrova, neanche in questo manifesto del rimorchio programmatico (quale appariva dal titolo) nessuna debolezza d'intelletto. Vi basti leggerne una frase:

“C'è chi vive uno stile di vita barboso molto velocemente e così non è sicuro di vivere uno stile di vita barboso. C'è chi vive uno stile di vita triste ed è sempre più veloce sempre più veloce ed è sicuro di non vivere uno stile di vita triste. (…) C'è chi è piuttosto lento e sottrae a uno stile di vita triste la tristezza di quello stile di vita”.

Geniale. E modernissima, anche, no?. Quindi niente prontuario di frasi da dire inciampando nel carrello di un potenziale partner, come avevo pensato superficialmente io, ma molto, molto di più.
D'altronde, come scrive Marco Rosari nell'introduzione, “tradurre ( e forse leggere) Gertrude Stein rischia di far venire le vertigini. Letteralmente. (…) Anacoluti, paranomasie, variazioni sul tema, ecolalia, rime interne, giochi: il catalogo è questo”

E' una prosa che toglie il fiato, un turbine, la sua dissertazione su 'Che cos'è un capolavoro e perchè ce ne sono così pochi?'. I capolavori nascono in assenza di identità, spiega, e per crearli bisogna staccarsi da se stessi, non riconoscersi più: non pensare di stare creando per chi si scrive, e non pensare a chi si è o chi si è stati. Solo creare.

“E allora ecco perchè ce ne sono così pochi. Ce ne sono così pochi perchè quasi tutti vivono nell'identità e nella memoria ovvero nel pensiero. Sanno che loro sono loro perchè il loro cagnolino li riconosce, e quindi non sono un'entità ma un'identità”. Identità come limite, capolavoro come espressione dell'entità – non limitata da nessuna definizione, nostra o degli altri – che siamo. Come confermano gli esempi degli artisti che l'autrice si diverte a descrivere con le sue spirali di parole: Picasso, Matisse, Apollinaire. Per me, personalmente, un libro che è un piccolo 'cult'.

G. Stein
Flirtare ai grandi magazzini
Archinto
10.50 euro

  • shares
  • Mail