Il cimitero di Praga, di Umberto Eco

Il cimitero di Praga, di Umberto EcoPer dirla con il film Inception, l'idea che sta alla base dell'ultimo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, è molto semplice: dossieraggio. In estrema sintesi, infatti, Il cimitero di Praga narra delle deliranti ossessioni e delle trame di un antisemita gonfio di odio e, di conseguenza, della realizzazione dei ben noti Protocolli dei Savi Anziani di Sion che vengono sempre utilizzati per giustificare l'odio antisemitico. Il romanzo – sesto di Umberto Eco – attinge pienamente alla storia e, con rigore storico, ci presenta personaggi poco simpatici, insopportabili e luridi, come li ha definiti lo stesso autore. Che si tratti di un romanzo storico che non fa sconti a nessuno, lo dice Umberto Eco in un'intervista rilasciata al giornale Pagine Ebraiche:

Non ci sono vicende più avventurose e più appassionanti di quello che succede nella realtà. Basta saperla osservare, la realtà ci offre spunti ben più avventurosi di tutte le fantasie di cui siamo capaci.

Il cimitero di Praga è un romanzo che incuriosisce e invoglia alla lettura (anche se, lo confesso, alcuni passaggi storici sono un po' pesanti – come lo erano, per esempio, le discussioni teologiche del processo dell'Inquisizione narrate ne Il nome della rosa) e può essere letto con tutti i sensi. Mi spiego.

Umberto EcoIl primo senso a essere interessato nella lettura di questo romanzo è il tatto, dal momento che oltre ai suoi oltre sette etti di peso e gioco lucido/rilievo/ruvido della copertina, il testo è stampato su “carta certificata FSC, che unisce fibre riciclate post-consumo a fibre vergini provenienti da buona gestione forestale e da fonti controllate”.

Viene poi il turno della vista: il romanzo, infatti, è disseminato di immagini che formano un tutt'uno con il testo; ma è anche composto dall'utilizzo di tre font diversi che identificano gli interventi delle varie voci narranti (non entriamo nel merito per non svelare il mistero, ma non c'è solo l'Autore che prende la parola nel libro).

Il gusto è sollecitato a ogni pagina per via delle leccornie che vengono descritte (continuando, in un certo senso, l'esperienza gustativa che troviamo in Baudolino). Eccone un esempio:

[Per il bollito misto] ci volevano almeno mezzo chilo di muscolo di manzo, una coda, culaccio, salamini, lingua di vitello, testina, cotechino, gallina, una cipolla, due carote, due coste di sedano, una manciata di prezzemolo. Il tutto lasciato cuocere per tempi diversi, secondo il tipo di carne. Ma [...] appena collocato il bollito sul vassoio di portata, occorreva spargere una manciata di sale grosso sulla carne e versarvi alcuni mestoli di brodo bollente, per farne risaltare il sapore. Poco contorno, salvo qualche patata...

Leggere Umberto EcoPer l'olfatto, dobbiamo prendere a modello il fiuto dei segugi: non è facile seguire tutto quanto viene narrato da Umberto Eco nel romanzo. Basti pensare che la prima volta che il cimitero di Praga appare nel romanzo è a pagina 121 (e poi, comunque, il testo non è certo ambientato né a Praga né in un cimitero). L'autore stesso dà delle indicazioni di lettura in questo senso ponendo alla fine del libro - in un'appendice intitolata Inutili precisazioni erudite - uno schema che collega gli eventi narrati nel libro agli eventi della Storia, scrivendo con una punta di cattiveria:

Il Narratore, a dire il vero, ha fatto spesso fatica a raccapezzarsi, ma ritiene che un lettore per bene potrebbe fare a meno di queste sottigliezze e godersi egualmente la storia. Nel caso comunque di un lettore eccessivamente fiscale, o di non fulmineo comprendonio, ecco una tabella che chiarisce i rapporti tra i due livelli).

Anche per l'ultimo senso, l'udito, dovremo ricorrere al senso figurato: se avete letto gli altri romanzi di Eco (Il nome della rosa, L'isola del giorno prima, Il pendolo di Foucault, Baudolino, La misteriosa fiamma della Regina Loana) non potrete fare a meno di udire l'eco di alcuni argomenti cari all'autore (il quale, candidamente, ha affermato che Il cimitero di Praga è “lo sfogo di un'ossessione che mi accompagna da molto tempo. Ne ho già scritto in passato, in alcuni passaggi de Il pendolo di Foucault…").

Lo stile di Umberto Eco non è sempre facile e a volte la lettura rallenta. Per ovviare a questa situazione, mi permetto di suggerirvi un altro libro di Eco da leggere prima de Il cimitero di Praga: si tratta del saggio Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione. In questo testo del 2003, infatti, Umberto Eco parla di varie tecniche di traduzione e porta esempi di traduzione dei suoi romanzi, svelando un po' come gli stessi sono stati costruiti e quali artifici letterari ha utilizzato di volta in volta.

Umberto Eco
Il cimitero di Praga
Bompiani, 2010
ISBN 978-88-452-6622-5
pp. 523, illustrato, euro 19,50

Foto | Erinc SalorRoss Angus

  • shares
  • Mail