Recensioni atipiche: La guerra gallica, di Gaio Giulio Cesare

Recensioni atipiche: La guerra gallica, di Gaio Giulio Cesare Di questi tempi dominati dal giallo e dal thrilling, dalle trame rozze che non fanno altro che attirare vorticosamente il lettore fino all'ultima pagina per poi lasciarlo vuoto e stordito come un drogato dopo una dose, leggere un libro come La guerra gallica, scritto da un giovane studente di economia proveniente dalla palestra della Fandango e della Scuola Holden di Torino – ed edito, con grande coraggio, dalla piccola casa editrice romana Aleaiacta – fa un certo piacere e insieme una certa impressione.

Sì, perché questo è un libro strano che lascia stupiti e perplessi, nello stesso momento. E se la perplessità riguarda una scelta assolutamente controcorrente di questi tempi, quella di una terza persona che pur velando di impersonalità il racconto, non riesce comunque a cancellare la chiara matrice autobiografica del narrato, lo stupore nasce dalla profonda conoscenza che l'autore dimostra della globalità della realtà francese, dalla vita dei sobborghi parigini – credibilissimo scenario della "guerra" – fino a quella delle campagne del tolosano, una conoscenza che si riversa interamente nelle lunghe digressioni pseudo antropologiche di alcune parti, le più belle, del romanzo.

Ed è proprio questa attenzione per i dettagli, per la lentezza delle digressioni e per la profondità dell'analisi – dote assolutamente non comune nella sua generazione – la vera forza del romanzo che, sfruttando la dirompente forza della lentezza e della profondità mette seriamente in discussione le analisi sociologiche sui cosiddetti "Barbari" redatte da Alessandro Baricco, suo maestro alla Holden, che ne ha curato anche la prefazione.

In ogni caso, a conti fatti, questo La guerra gallica è un libro importante, un libro non facile, certo, e che forse pecca un po' nella fase di editing – che non è riuscita ad attenuare quella freddezza e tecnicità, quasi da rapporto militare, che emerge un po' troppo spesso dal testo – ma è certamente un libro che può scardinare un modo di raccontare storie che da qualche anno impera nel mondo delle lettere italiane: un modo veloce, dal linguaggio piatto, facile e scorrevole, un modo che appartiene di più a tradizioni come quella americana o nord europea, piuttosto che a quella della grande tradizione della letteratura italiana, una tradizione che oggi, forse, ha trovato chi la difenderà a spada tratta.

Gaio Giulio Cesare
La guerra gallica
Aleaiacta Edizioni
5 sesterzii

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