Paolo Di Stefano, Antonio Moresco e l'intervista scomparsa

Paolo Di Stefano, Antonio Moresco e l'intervista scomparsa

Chissà cos'avrà pensato Paolo Di Stefano, giornalista del "Corriere della Sera" ed esperto di editoria, quando ha ricevuto (probabilmente via mail) l'intervista che aveva chiesto ad Antonio Moresco. Lo immagino mentre abbozza il suo articolo sull'uscita di Alfabeta2 e di Diario ("Riviste: c'eravamo tanto odiati", uscita sul Corriere del 24 ottobre, lo potete leggere qui), seduto alla sua scrivania in attesa dell'intervento dell'autore dei "Canti del Caos" o degli "Incendiati".

Ma ancora più divertente, forse, sarebbe immaginare la sua faccia quando ha letto l'intervista: quello che doveva essere un parere su "Il primo amore", la rivista curata (tra gli altri) da Tiziano Scarpa e dallo stesso Moresco, e sulle riviste letterarie in generale si è trasformata in una presa di distanza dalle esperienze più famose di Alfabeta e Diario.

Ecco probabilmente il motivo per cui l'intervento di Moresco è stato escluso dall'articolo di Di Stefano. Piccole schermaglie giornalistico-letterarie, ma che per una volta sono venute allo scoperto. "Il primo amore" ha infatti pubblicato (qui) l'intervista. Ecco dopo il salto uno dei passaggi più interessanti dell'intervista.

C'è al fondo di alcune persone che hanno dato vita ad Alfabeta un'impostazione e un elemento di arroganza e superficialità che a me personalmente non piacciono. Per quanto riguarda Diario, ero un assiduo lettore di questa rivista. Oggi come oggi, conoscendo le successive posture di Berardinelli e il suo disamore, non vorrei che diventasse una elegante campana a morto, cosa di cui in questo momento non si sente il bisogno.

Una risposta senz'altro "franca e diretta", come scrive lo stesso Moresco, ma che di certo non può essere piaciuta all'intervistatore. Ma se è vero che alcune critiche a queste esperienze ci sono nell'articolo del "Corriere" (provate a leggere il commento di Scarpa su Alfabeta), perché escludere Moresco? Mah...

Foto: Flickr

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