Io e te di Niccolò Ammaniti

Io e te di Niccolò Ammaniti La lettura dell'ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti, "Io e te" (Einaudi Stile Libero, 116 pp., 10 euro) mi ha lasciato una sensazione che provo spesso con gli scrittori italiani. Si tratta di quell'aurea da fiction nostrana, da film che si lascia seguire volentieri ma che in fondo lascia ben poco. Ma partiamo dalla trama.

Il protagonista si chiama Lorenzo, ed è un ragazzo di quattordici anni molto introverso. Se potesse, passerebbe le giornate leggendo Stephen King o davanti a un videogioco. Lorenzo, dato che i suoi genitori sono molto preoccupati per lui, dice di essere stato invitato da un'amica a Cortina. La madre, per la felicità, scoppia persino a piangere.

Ma Lorenzo non è stato invitato da nessuna parte, e per scongiurare eventuali cazziatoni si chiude in cantina e telefona ogni tanto alla madre commentando le sue fantomatiche giornate in montagne, in attesa che la sua "vacanza" finisca. Un giorno, però, si ritrova tra i piedi la sorellastra, Olivia, una ragazza con molti problemi.

In questa convivenza forzata Lorenzo dovrà ripensare il suo modo di comportarsi e Olivia scoprirà le qualità di suo fratello. I due diventano amici, complici, e il loro rapporto si chiude con una promessa, che non è detto che verrà rispettata...

Mi fermo qui per non svelarvi troppo, ma mi concedo solo alcune osservazioni. Come ho detto il romanzo si fa leggere volentieri, a volte anche troppo. Ammaniti usa anche in questo libro una prosa piuttosto scarna, essenziale, una prosa che non pare voler dare connotazioni agli oggetti che definisce. Anche questo contribuisce a imparentare questo libro allo "stile fiction" di cui parlavo all'inizio.

La storia (che se non fosse per il finale rischierebbe di essere troppo didascalica) è ben strutturata, anche se Ammaniti pecca un po' nel caratterizzare i suoi personaggi. Che Lorenzo appartenga alla buona borghesia lo veniamo a sapere nelle prime pagine attraverso indizi molto chiari e piuttosto scontati: la macchina costosa dei genitori, la vacanza a Cortina, la nuova attrezzatura da sci ottenuta con un capriccio, il lavoro del padre... insomma, è tutto troppo facile e "perfetto", esposto in maniera troppo diretta.

E allo stesso modo la crescita (la maturazione) del ragazzo, la figura "dannata" della sorellastra mi sembrano temi e personaggi troppo netti, troppo standard, proprio come spesso viene richiesto da una fiction. Un libro, e lo ripeto, che si legge volentieri e con curiosità, ma sinceramente preferisco il ragazzino misantropo della prima parte a quello un po' buonista che tenta di redimere la sorella. Chissà che Ammaniti non ritrovi un giorno o l'altro lo spirito un po' cannibale dei suoi esordi.

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