I delitti imperfetti della Signora in Giallo

Sexyvia di Pinkblog ci invia un racconto breve dal sapore noir, eccovelo pubblicato. Contattateci alla mail del blog se avete racconti brevi nel cassetto: stiamo pensando di aprire una rubrica settimanale dove pubblicare i vostri scritti migliori.


Il cadavere giaceva in una posa innaturale. E non poteva essere altrimenti, dato che si trovava con le gambe sul letto, il bacino a terra e la testa sopra il comodino. Attorno al collo il filo del telefono, i polpastrelli blu tipici di chi è stato avvelenato, il cranio crivellato di proiettili, il torace sconquassato da coltellate, un principio di incendio all’altezza del bacino. E infilata in un posto che è meglio non precisare, una banana di proporzioni gigantesche. Ovviamente sangue in ogni dove. A ben guardare poi, il cadavere presentava anche un aspetto non proprio umano: dal cranio spuntavano delle specie di corna, dal sedere partiva una lunga coda. E quella faccia, quella faccia che ricordava troppo Rosy Bindi. No, decisamente non era umano.

Il comandante dei RIS impartiva ordini ai suoi agenti: tutto doveva essere repertato, a partire dai granelli di polvere per finire con il pulviscolo atmosferico. A un tratto si materializzò in mezzo a loro un’improbabile vecchina, ormai malferma sulle gambe e sul suo bastone, ma inconfondibile nella sua parrucca biondo-rossiccia: la Signora Fletcher aveva ancora uno sguardo molto acuto e una fama non proprio edificante; si raccontava infatti che ovunque andasse spuntasse almeno un morto ammazzato, quando non due o anche tre.
“Comandante, come pensa che sia stata uccisa questa…creatura spaventosa?” chiese Jessica con una vocina molto acuta e preoccupata.
“Uccisa? Perché chi ha detto che sia stata uccisa?” rispose con aria sprezzante il comandante dei RIS.

“Bè ma mi sembra evidente… più uccisa di così… SI MUORE” ribattè Jessica.

“Lei non ha mai visto quel film dove è il destino a decidere? Non ci puoi fare niente, se è la tua ora è la tua ora, anche se non lo vuoi. Il/la malcapitato/a, che potremmo chiamare IT, potrebbe aver avuto un mancamento: cadendo appena sceso dal letto, può essere inciampato nel filo del telefono, che ha finito per arrotolarglisi al collo; in preda agli spasmi IT ha aperto il cassetto del comodino per recuperare un paio di forbici, ma ha toccato inavvertitamente la pistola che giace ancora sul bordo del cassetto e mentre sussultava tra un colpo e l’altro, si è piantato le forbici nel petto, procurandosi quelle ferite. Dimenticavo, cadendo deve aver urtato la candela alla citronella ai piedi del letto dando inizio a una combustione. Sa le zanzare di questo periodo sono davvero fastidiose.”

“Scusi e come rientrerebbe l’avvelenamento nel quadro?”

“Oh bè è semplice, sarebbe esattamente la causa del malore che ha provocato tutta la sequenza dei fatti. IT ha ingerito un cocktail di barbiturici per provare un’ebbrezza nuova e si è ritrovato così”

“e…e…quell’ortaggio giallo lì?”

“E’ una banana signora e probabilmente era il giocattolo sessuale della nostra vittima”

“Forse invece indica che è stato un omicidio a sfondo sessuale. E quelle corna? E quella coda?”

“Un effetto del mix di droghe. Può capitare, sa quanti ne ho visti così? E ora per favore ci lasci lavorare, non vede che ostacola il repertamento? Chi l’ha fatta passare?”

“Veramente, sono io che ho ritrovato il cadavere”

“E ti pareva…”

Mentre il comandante le dava le spalle roteando gli occhi al cielo, Jessica ne approfittò per dare un’occhiata da falco alla scena del crimine. E lo vide: un minuscolo puntino luccicante, invisibile all’occhio umano, ma assolutamente evidente per lei. Con un movimento repentino, incredibilmente sorprendente per la sua età, recuperò il puntino con un fazzoletto, attenta a non lasciare tracce, e se lo mise in tasca: le sarebbe servito per risolvere il mistero, ne era certa.

A un tratto una luce insopportabilmente blu accompagnata da un rumore roboante fece sobbalzare la Signora Fletcher: un oggetto non meglio identificato era appena atterrato sul balcone dell’appartamento.

Una coppia di agenti, una donna e un uomo, entrarono a falcate nella camera; con un tono perentorio, la donna disse: “Sono Dana Skully, questo cadavere lo portiamo via noi. Appartiene a un alieno e non può rimanere in mano ai carabinieri. Lo potreste confondere con uno di voi. E in ogni caso sappiamo chi è: lo seguivamo da tempo”

“Ah e come potete essere sicuri che si tratta di un alieno e poi proprio di quello su cui avevate messo gli occhi?”

“Uno: perché ha le corna e la coda e quella che vedete lì, non è una banana. Due: perché lo seguivamo. Da ieri sera non è uscito più da questo posto” replicò Dana Skully.

“Allora avete visto anche l’assassino?” chiese la Signora Fletcher.

“Sempre ammesso che un assassino esista” rispose il comandante dei RIS.

“Effettivamente, essendo un alieno, potrebbe anche essersi suicidato…magari aveva poteri che non conosciamo ed è riuscito a strozzarsi, spararsi, accoltellarsi, darsi fuoco, avvelenarsi e a sodomizzarsi tutto in una volta. Interessante, potrei utilizzarlo come soggetto nel mio prossimo libro…” rispose la Signora Fletcher, continuando a borbottare sottovoce fra sé e sè.

Ma non ci fu il tempo di discutere su quell’ultima ipotesi, perché fece letteralmente irruzione sulla scena del crimine un’orda di giornalisti armati di microfoni, telecamere, luci, penne e ombrelli, perché fuori pioveva.

In pochi minuti avevano piazzato un accampamento esattamente intorno alla pozza di sangue e ogni cronista urlava la sua verità alla telecamera: “E’ stato assassinato un sodomita che amava far sesso con le banane”

“Si è appena suicidato un alieno con una strana protuberanza gialla al posto dell’ano”

“E’ morto accidentalmente IT, quello del famoso romanzo di Stephen King”

“Si è sparato, ma poi è stato accoltellato, qualcuno gli ha dato fuoco e ha tentato di mascherare il tutto facendo affiorare i segni di un avvelenamento; il tutto per una banana rubata dalla dispensa”

“Assomiglia tremendamente a Rosy Bindi, la vittima di questa morte così strana, eppure naturale, ma aveva le corna, e anche la coda”.
La baraonda di luci e di suoni aveva ormai creato un vero e proprio circo: un giornalista geneticamente attaccato al microfono e alla telecamera, professava la sua versione dei fatti appeso a testa in giù a un trapezio, mentre un altro osservava gli sviluppi della vicenda dall’alto della proboscide di un elefante.

“Ma non bisognerebbe avvertire i parenti o i conoscenti della vittima???” cercò di urlare Jessica, travolta dai riflettori.
“Sono stati avvertiti i parenti della vittima!!!” gridò un telecronista.

“I parenti della vittima sono distrutti dal dolore” urlò un altro nella telecamera.

“Presto corriamo prima che i parenti della vittima piangano senza telecamere” disse un terzo giornalista al suo cameraman.
I giornalisti si precipitarono in strada, travolgendo Jessica e Dana Skully nella loro folle corsa. Non si riusciva a capire chi avesse provocato la fuga di notizie.

Intanto Fox Mulder e il comandante dei RIS avevano ripreso a discutere sul caso: l’angolazione della 43esima coltellata indicava che la mano che aveva inferto il colpo doveva aver subito una frattura all’età di circa 4 anni, in seguito a un trauma infantile, che sicuramente aveva determinato il movente dell’omicidio. L’intensità e la zona di penetrazione della 24esima pallottola, indicava invece che la pistola era stata impugnata da un piede, forse di scimmia, e che era stata quella probabilmente la vera causa della morte. L’analisi di un capello della vittima indicava poi chiaramente che 10 anni prima l’essere aveva subito delle molestie dai compagni di scuola, che lo importunavano per impossessarsi delle sue banane.

“Ma non sarebbe più importante capire chi era la vittima e, se esiste un assassino, dove sia adesso?” sbottò ad un tratto Jessica Fletcher, che l’età aveva indebolito fisicamente, ma non certo caratterialmente.

“Signora, abbia pazienza, ci lasci lavorare, i dettagli li vedremo in seguito…”

Jessica diede le spalle alla scena del crimine. Era stanca, molto stanca, tuttavia quella era una buona storia per il suo prossimo libro. Non le piaceva però come erano andate le cose sul luogo del delitto, né come si erano comportate le forze dell’ordine con lei. Allora entrò nella sua fase di trance, chiamando a raccolta tutte le sue energie, anche se ormai abbacchiate dall’età: con la forza della mente chiuse ermeticamente tutte le porte e le finestre della stanza, si concentrò ancora e scoppiò in una risata raggelante.

Caddero a uno a uno, come i birilli sulla pista del bowling: gli agenti dei RIS, il comandante dei RIS, Fox Mulder e Dana Skully. Tutti morti, uccisi, ammazzati, da un improbabile assassino dalla mano invisibile, che riusciva sempre ad architettare il delitto quasi perfetto, pronto per il prossimo libro di Jessica. Salvo poi scoprire che in verità, era proprio l’innocua e terribile vecchina che con la sua forza telecinetica, presa in prestito da Carrie, commetteva tutti gli omicidi e ipnotizzava poi il colpevole in modo che confessasse delitti mai compiuti.

Soddisfatta del suo ennesimo misfatto, pronto per essere stampato su carta, e orgogliosa dell’innocua fama di portasfiga che si era cucita addosso ormai da anni, riaprì le porte della camera e si precipitò come poteva (povera donna, era anziana e aveva anche un bastone) in strada, urlando “aiuto, aiuto, ho trovato dei cadaveri, aiutatemi, chiamate la polizia!!”

Tutti i passanti accorsero a sorreggere la dolce vecchietta sul punto di svenire, senza accorgersi che un rantolo sardonico le saliva dal profondo della gola, mentre con un occhio aperto e uno chiuso, sceglieva il prossimo innocente assassino da ipnotizzare.

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