L'editoria italiana e il rispetto dell'ambiente, ovvero in Italia ogni storia è sempre la stessa storia

L'editoria italiana e il rispetto dell'ambiente,
Jorge Luis Borges amava ripetere nei suoi racconti che tutte le storie, alla fine, sono la stessa storia, un'affermazione, geniale e fondamentalmente vera nell'ambito della sua idea di letteratura totalizzante, che, pur tolta dal suo contesto, mantiene pazzescamente il suo valore di realtà qui da noi, in Italia, dove tutte le storie si assomigliano tanto da spingere a credere che, alla fine, siano sempre la stessa storia.

L'ultima di queste italiche - e grottesche - reiterazioni appartiene al mondo editoriale, mondo che, con le sue concentrazioni di potere e con le sue storie di ordinario sfruttamento, in nessun altro paese al mondo riesce ad essere una figura perfetta della società come nel nostro malandato paese.

La storia in questione, riportata oggi dalla tastiera di Antonio Prudenzano di Affaritaliani.it, riguarda una pratica sempre più in voga nell'editoria, vale a dire l'utilizzo per la stampa di carte riciclate per accedere alla classifica degli editori virtuosi di Greenpeace nonché, ovviamente, per lottare contro la deforestazione e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ambientali.

Stando a quanto afferma Luigi Bechini, responsabile Certificazioni Geca Spa, nel suddetto elenco dei "buoni e bravi" editori italiani che rispettano l'ambiente e che stampano i loro libri in conformità alla certificazione FSC, alias Forest Stewardship Council , moltissimi non sarebbero in regola con le procedure richieste dal Forest Stewardship Council, tanto che lo stesso FSC ha fatto sapere che, se l'anomalia non si dovesse risolvere, potrebbe chiedere il ritiro dei libri "contraffatti".

Ora, molto probabilmente gli editori non sono completamente colpevoli della frode, probabilmente, sempre stando a quanto afferma Bechini, tutto deriverebbe dalla scarsa conoscenza da parte degli editori stessi del regolamento che stabilisce la qualifica di "libro-green".

Il problema però non sparisce e conferma ancora una volta lo spaventoso tasso di opacità della nostra editoria che, come d'altronde ogni attività commerciale italiana, pare non avere alcun problema ad aggirare le regole, o, al meglio, a non conoscerle.

Via | Affaritaliani.it
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail