Mario Vargas Llosa: la cartografia delle strutture del potere

Mario Vargas Llosa: la cartografia delle strutture del potere

Non avevamo indovinato i pronostici per il Nobel della Letteratura 2010. Come detto il vincitore è Mario Vargas Llosa (le mie simpatie andavano tutte a Ngugi wa Thiong’o). Questa la motivazione dell'Accademia di Svezia:

"per la sua cartografia delle strutture del potere e la sua tagliente immagine della rivolta, della resistenza e della sconfitta dell'individuo".

Mario Vargas Llosa diventa così il primo scrittore peruviano a ricevere il prestigioso riconoscimento. L'ultima volta che il Nobel andò in America Latina fu nel 1982 per il colombiano Gabriel García Marquez; per rimanere in ambito ispanofono, invece, nel 1989 il Nobel è andato allo spagnolo Camilo José Cela mentre nel 1990 al messicano Octavio Paz.

Mario Vargas Llosa: la cartografia delle strutture del potereVargas Llosa (Arequipa – Perù – 28 marzo 1936) è diventato famoso negli anni Sessanta con testi quali La città e i cani (1962), La casa verde (1965) e la monumentale opera Conversazione nella “Catedral” (1969). Ancor'oggi è uno scrittore prolifico che abbraccia vari generi, passando anche per la critica letteraria e il giornalismo. Tra i suoi testi figurano commedie, storie poliziesche, storiche e politiche. Alcune di queste – come, per esempio Pantaleon e le visitatrici (1973) e La zia Julia e lo scribacchino (1977) – hanno avuto anche una riduzione cinematografica.

Al pari di altri autori latinoamericani, Vargas Llosa è stato attivo anche dal punto di vista politico: nel 1990 il Frente Democtratico (partito di centro destra) lo ha candidato alla presidenza del suo paese, il Perù.

Dal libro D'oltremare. Venticinque scrittori iberoamericani (Jaca Book, 1997) riportiamo un pezzo di un'intervista di Fabio Rodríguez Amaya a Vargas Llosa:

I romanzieri sono stati, dopo i poeti, un fattore determinante per la presa di coscienza dell'identità e della diversità latinoamericana rispetto alle altre culture. Come giudichi tali differenze?
Le differenze sono indubbiamente enormi, ma come non si può parlare di cultura europea in generale, è altrettanto controproducente considerare la cultura latinoamericana “in toto”. Messico, Argentina, Brasile, Ecuador hanno culture diverse: tuttavia le rispettive peculiarità costituiscono l'unità culturale latinoamericana e un cordone ombelicale molto forte ci unisce all'Europa. La cultura occidentale forma parte attiva del nostro modo di essere; a questa vanno aggiunte le culture preispaniche e le influenze africane e asiatiche. Tale varietà di stimoli nella stessa comunità costituisce a mio parere il fattore determinante della nostra ricchezza culturale. Dante, Cervantes, Molière nella stessa misura di Aztechi e Inca, della musica africana e delle religioni primitive formano parte integrante della tradizione latinoamericana. Tutto ciò appartiene alla nostra cultura e tale varietà è quanto, in un certo senso, ci rende cittadini del mondo. Da ciò deriva la mia totale condanna delle teorie nazionalistiche in America Latina.

In Italia Mario Vargas Llosa è pubblicato da Einaudi e Libri Scheiwiller.

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