La prima notte dei vampiri

La prima notte dei vampiri E' strano, perché avevo appena finito di leggere il saggio di Michele Mari sulle origini del vampiro nella letteratura (è il saggio su Stoker, compreso in "I demoni e la pasta sfoglia") che la casa editrice Einaudi, un po' cavalcando la popolarità del genere, un po' (speriamo!) con spirito di recupero, pubblica un'antologia che sembra una dispensa del saggio del Mari. Chi crede che la figura del vampiro sia una invenzione degli ultimi anni, o chi ha letto soltanto il Dracula di Bram Stoker, troverà una piacevole sorpresa in questa raccolta di racconti.

"La prima notte dei vampiri" (pp. 384; 14 euro) ci mostra come l'ossessione verso la figura del vampiro abbia percorso ampiamente la letteratura, e arriva a tirare in causa anche quel dimenticato John William Polidori che anche il Mari ha identificato come l'inventore del vampiro letterario. Si tratta di quel Polidori che nel 1816 si trovò in quella famosa villa sul lago di Ginevra, dove quattro scrittori (i due Shelley, Byron e Polidori, appunto) si sfidarono a scrivere un racconto di fantasmi.

E' da quella sera, com'è noto, che nacque il Frankestein di Mary Shelley, mentre Polidori scrisse (appunto) "Il vampiro", dando patente letteraria a un mostro che sicuramente ha affollato la fantasia letteraria di molti altri scrittori. E l'antologia Einaudi riprende molti degli autori citati da Mari; alcuni, per me, erano davvero insospettabili.

Lo sapevate, ad esempio, che Capuana ha scritto un racconto sui vampiri (dedicato, tra l'altro, a Lombroso)? Più facile pensare a Lovecraft o Hoffmann, ma a Tolstoj e a Guy de Maupassant? O, addirittura, ad Arthur Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes? O Salgari? Questi vampiri non frequentano il college, e raramente hanno storie di amore che non siano ispirate all'unico amore che posano veramente concepire, quello per il sangue. Questi sono vampiri che fanno paura.

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