Festival di Internazionale a Ferrara: la creatività al potere, ruolo e futuro delle riviste letterarie

E' davanti agli occhi di tutti, almeno di quelli che gli occhi li vogliono aprire, che questi nostri tempi sono dominati, a livello comunicativo e non solo, da media la cui capacità critica – probabilmente è meglio dire la volontà critica – è tendente allo zero. La televisione in primis, infatti, detta con autorità gli argomenti del dibatito culturale e politico, un dibattito che, proprio per questa ragione si fa sempre più inutile, disinnescato in partenza.

In questo contesto, per molti versi disperato e disperante, che può facilmente alimentare poderose e più che giustificate ondate di pessimismo nichilista, c'è forse ancora qualche elemento di disturbo, qualche cellula impazzita e ingovernabile, intimamente e programmaticamente anarchica: è la rivista, la rivista letteraria in particolare.

Italo Calvino diceva, nell'ultima delle pagine che compongono quel meraviglioso concentrato di saggezza che sono "Le città invisibili", che il compito dell'intellettuale è quello di trovare, nell'inferno, qualcosa che inferno non è, e dargli spazio, farlo vivere. Questo è anche, probabilmente, il compito delle riviste letterarie, quello di creare fratture nella compatta inutilità della comunicazione mediatica contemporanea, una inutilità che ci sta contagiando da almeno un ventennio, e che sembra aver raggiunto in questi anni, e in questi posti – leggi la desolata landa italica – un livello inaccettabile.

Ma come fare? Come lottare contro un'editoria sordomuta e incapace di comprendere la propria mastodontica sovrabbondanza? Con il coraggio, con l'implacabile e invendibile onestà intellettuale dell'independenza, forse a costo della solitudine, a costo di lavorare in piccole cellule, cellule culturali che per cambiare il mondo dovranno farsi virus, tumore. Solo così, se il dio del caso assisterà, potremmo sperare di vedere un mondo diverso nel futuro.

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