I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin

I sette fuochi del tempio, di Daniel Levin, appena uscito per Nord, è un ottimo esempio di come l'eurdizione possa accordarsi pienamente con la letteratura di genere, nel caso specifico si tratta di un thriller avvincente e pieno di azione.

A essere precisi, si tratta di un thriller storico-archeologico con un forte interesse per la religione - direi fondante. Jonathan Marcus è un avvocato americano che ha trascorsco un lungo periodo di studi all'American Accademy di Roma. Ha concluso una tesi su una figura spesso dibattuta: lo storico latino Flavio Giuseppe.

La tesi di Jonathan è molto interessante anche sotto il profilo storico, secondo la quale Flavio Giuseppe non fosse affatto un traditore degli ebrei che, per salvare la propria pelle, si vendette al nemico, Tito, l'imperatore dei romani che avevano distrutto Gerusalemme, a tal punto da diventare una sorta di storico di corte.

La verità, stando sempre alla tesi di Jonathan, sta probabilmente all'opposto: potrebbe darsi che Flavio Giuseppe, stando vicino all'imperatore, fosse vicino agli ebrei molto più di quanto si sia pensato finora. Tutto lasciarebbe pensare, insomma, che Flavio Giuseppe fosse una specie di spia. E, sia detto tra parentesi, risulta che non fosse nemmeno il primo.

Tesi estremamente interessante. Peccato che Jonathan non è mai riuscito a trovare le prove. Il suo periodo di studi si interrompe bruscamente quando, in compagnia di tre suoi colleghi e amici, tra cui Emilia, rimango sotto le macerie di un sotterraneo nel quale si erano intrufolati senza alcun permesso. Uno di loro muore. L'Accademy gli toglie il premio e lo rispedisce a New York – con disonaore, verrebbe da aggiungere.

Ed è qui che comincia il romanzo: dieci anni dopo, oramai Jonathan si è lasciato alle spalle il soggiorno romano, è un bravo avvocato, lavora per uno studio molto importante e perlopiù difende mercanti d'arte che nevigano a gonfie vele nel mercato nero. Ed è per difendere uno di questi balordi che Jonathan torna a Roma.

Roma naturalmente è e rimane una città stupefacente. Ma lo stupore maggiore lo prova quando in tribunale ritrova Emilia, in veste di teste e vicedirettore dell'ICCROM (Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali). Si trovano su sponde opposte: alla base della contesa c'è un antico frammento della Forma Urbis Romae sulla quale la notte prima il nostro Jomathan ha scoperto una scritta: l'errore di Tito.

Ma Jonathan ed Emilia, purtroppo per loro, non sono gli unici protagonisti di questa storia: da una parte vediamo un capitano dei carabinieri, Jacopo Profeta, che in un magazzino di Ostia trova il cadavere di una donna imbalsamata duemila anni prima; e dall'altra un terribile terrorista, Salāh al-Din, che sta scavando sotto il Monte del Tempio.

Ora, il problema vero è: cos'hanno in comune Flavio Giuseppe, l'imperatore Tito e il Monte del Tempio? E questi cos'hanno a che fare con Jonathan, Emilia, Jacopo Profeta e Salāh al-Din? La storia, naturalmente, e la religione anche, e infine Daniel Levin che, con bravura, li sa tenere insieme senza mai perderli di vista.

I sette fuochi del tempio
Daniel Levin
Traduzione di Velia Februari
Collana: Narrativa
Pagine: 448
Prezzo: € 18.60

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