Libri da leggere assolutamente: Quello che veramente ami, di Riccardo Arena

riccardo arena“Quello che veramente ami” di Riccardo Arena, giornalista del Foglio e di Panorama, è uno dei libri più belli che mi è capitato di leggere quest'anno. Un libro di cui mi è arrivata voce grazie a un bel passaparola di persone che sostengono che, quegli anni, se li ricordano esattamente come li descrive l'autore.

Arena sceglie di ambientare la sua storia a Milano, durante gli anni di Piombo, quando è in atto una vera 'guerra civile' fra la giovane generazione di ventenni fascisti e comunisti, che girano con le P38 in tasca e fanno due volte il giro del palazzo prima di parcheggiare il motorino sotto casa, mentre Cossiga vieta le manifestazioni. Che sarebbe come dire impedire lo sbarco di Normandia mettendo dei cartelli di divieto sulle spiagge, dice Enrico.

Il camerata Enrico che fa onore alla fede fascista del padre mutilato in guerra, l'anziano libraio Corolla che “non si rassegnava a vedere il figlio affannarsi a cercare di combattere una guerra che non c'era, o meglio non si vedeva, e che per questo motivo era un milione di volte più pericolosa di quelle combattute a viso aperto, sui campi di battaglia”.

Enrico detto il Tunisi, che si innamora della comunista Monica dagli occhi azzurro alba e le mani morbide come velluto, figlia di un ricco industriale. Lei che nonostante questo vuole capire come vivono gli operai, lei che al primo appuntamento gli butta addosso un bicchiere d'acqua, lei che un suo bacio avrebbe risuscitato dai morti una mummia di tremila secoli fa.

Monica che gira con una pistola in tasca e quando Enrico le chiede se sparerebbe contro di lui risponde sempre “Dipende”. Ma guai a chiederle da cosa, dipende. E intanto Enrico – che riesce a laurearsi in Giurisprudenza con una contestatissima tesi sul reato di Apologia del fascismo - fa sempre l'incubo in cui si immagina ammazzato di botte come fu per il giovane Sergio Ramelli.

Enrico con i due amici di sempre, Antonio e Filippo, che finiranno in un gioco più grande di loro, in cui sono coinvolti anche due 'infiltrati': due 'servitori dello Stato' che tenteranno di usarli come pedine per portare avanti una tappa della cosiddetta strategia della tensione.

“Non siamo cattivi... – dice Enrico un giorno a Monica – Non credere all'equazione fascista uguale criminale. Siamo rimasti vittima di un miraggio, di una speranza, di un'idea che non era, non poteva essere la nostra idea. Forse era quella dei nostri padri. In realtà ci siamo innamorati della loro sconfitta e abbiamo cercato di riscattarla, senza renderci conto dell'assurdità della guerra che stavamo combattendo”.

E' sempre lui, Enrico. Enrico e le litigate con suo padre, Enrico e le scampate sprangate con i comunisti amici di Monica, che su di lui hanno scontri da raccontare per salvarla 'da quel fascio'.
Enrico che non riesce a togliersi dalla testa il suo gelso in Sicilia.

Da quell'albero, da ragazzino, non voleva più scendere, e si è convinto a farlo e a partire per Milano solo perchè spaventato dal nonno con il racconto dei duri ritmi della vita contadina. E proprio su quel gelso che la storia è iniziata, e che la storia finirà.

“Perchè – dice Enrico - prima o poi si deve avere il coraggio di stare in alto, di stare al di sopra di tutto, di guardare il mare e pensare che se la memoria di sé è limpida si ritroverà sempre, prima o poi, il proprio volto in quello pulito di un bambino, di un fanciullo, di un ragazzo che salirà come noi sul gelso e poi risalirà le dune bionde e pettinate dal vento”.

Riccardo Arena
Quello che veramente ami
Dario Flaccovio ed
13.50 euro

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