Batti il cinque, di Janet Evanovich

Nella quarta di copertina di Batti il cinque, di Janet Evanovich, appena uscito per Salani, c'è una frase di Caterina Soffici che su Vanity Fair scrive: «Quando arrivi a pagina tre, capisci che sei fregata [...]».

Com'è possibile? E invece è possibile, perché c'è un solo aggettivo per descrivere la protagonista Stephanie Plum: irresistibile. E purtroppo per lei anche estremamente simpatica – dico “purtroppo” perché di solito è un aggettivo che si accosta alle meno belle. Be', forse avrà un paio di chili di troppo, ma sono convinto che si sono fermati nei posti giusti.

La quinta avventura di Stephanie comincia con un problema di liquidità: ultimamente fare la cacciatrice di taglie non è remunerativo. L'unica occasione di guadagnare una manciata di soldi è nel caso di un nano che non si è presentato all'udienza, cui era stato chiamato per possesso di arma da taglio. Stanarlo dal suo appartamento, però, sarà più complicato di quanto si immagini.

Nel frattempo, uno dei suoi zii è scomparso; e uno dei collaboratori dell'agenzia, Ranger (a dir poco, molto attraente), per aiutarla a superare questo difficile momento economico, le offre qualche lavoretto apparentemente pulito, ma la dolce Stephanie – e noi con lei – si concede il beneficio del dubbio. Tuttavia, non può farne a meno (di cosa? Del lavoro o di cedere al fascino di Ranger?)

Non è finita qui: le cose si complicano parecchio quando qualcuno comincia a pedinarla e, spiace dirlo, ma non è l'unico. Altri due uomini la inseguono, ma per tutt'altro motivo che, a essere sinceri, la fanno sentire su di giri ma anche molto confusa.

Uno dei due è Joe Morelli, con il quale Stephanie, nell'avventura precedente, si era addirittura fidanzata. Ora la situazione è un po' diversa, i due sono nella tipica fase di riflessione. Le indagini sulla scomparsa dello zio Fred, però, si fa sempre più complessa e li tiene sempre molto vicini, soprattutto perché Stephanie combina guai, a volte anche irreparabili, a ogni piè sospinto.

Nella cassetto della scrivania dello zio, Stephanie trova dello foto a dir poco raccapriccianti nelle quali si riconoscono alcuni resti umani in un sacchetto dell'immandizia. In che pasticcio è andato a ficcarsi lo zio Fred?

E queste sono soltanto le premesse, per la nostra povera Stephanie, che, una volta concluso il libro, volendo chiudere con un'altra citazione, questa volta presa da uno dei commenti ai suoi libri su Ibs, già mi manca.

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