Sulle polemiche provocate dalla scollatura di Silvia Avallone al Campiello

Sulle polemiche provocate dalla scollatura di Silvia Avallone al Campiello
Poche ore sono passate dall'assegnazione dell'ultima edizione del Premio Campiello a Michela Murgia e già impazzano le polemiche. Ma contrariamente a ciò che ci si potrebbe aspettare, il dibattito sui maggiori quotidiani non è affatto concentrato sulla qualità del libro premiato o sul significato della vittoria della Murgia, ma su un dettagglio piccante della serata, il décolleté della giovane autrice di Acciaio, vincitrice del Campiello opera prima.

Per la cronaca l'oggetto del contendere sono gli apprezzamenti insistiti e i consigli ai cameramen di Bruno Vespa, conduttore della serata, che, irretito e magneticamente atratto dal profondo décolleté della Avallone ha messo da parte l'eleganza e lo stile - qualità di cui in ogni caso Vespa non abbonda - e ha chiesto alla regia di inquadrare le curve della giovane autrice romana.

Ora, dato per assodato che la mossa di Vespa sia stata viscida e deprecabile, credo che sia il caso di riflettere un attimo sull'attenzione data ad un fatto che, seppur triste e imbarazzante, in un paese culturalmente sano sarebbe stato archiviato in poche battute a vantaggio di una discussione sul libro della Murgia, su quello della Avallone o sullo stato della letteratura italiana.

Ma forse è inutile stupirsi. Questa è l'Italia, il paese delle veline e del meretricio di stato, un paese dove a tutela della parità tra i sessi è stata nominata una subrette, dove il vero valore di una donna è stabilito dalla misura del seno e dalla profondità di una scollatura, un paese che è capace di scagliarsi compatto contro la lapidazione di una donna all'estero e, nello stesso momento, tratta le proprie donne come bambole di plastica, utili per il piacere e nient'altro.

Foto | Libero News

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