Un ragionamento sul caso Mondadori, ovvero sulla virtuosità o meno di una casa editrice

Un ragionamento sul caso Mondadori, ovvero sulla virtuosità o meno di una casa editrice Da una decina di giorni a questa parte, grosso modo a partire dall'articolo pubblicato da Massimo Giannini su Repubblica, ma, soprattutto da quello, sempre su Repubblica, di Vito Mancuso, si è scatenata una tempesta morale che ha investito gran parte degli scrittori pubblicati dal gruppo Mondadori.

Il dilemma che ha assalito molti, da Don Gallo a Vito Mancuso, e di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, vale a dire l'impossibilità di continuare a pubblicare per il gruppo editoriale in questione, è stato risolto da altrettanti scrittori, tra i quali Antonio Moresco e Michela Murgia per esempio, che hanno deciso – io credo giustamente – di non lasciare la casa editrice di Segrate.

Ma c'è un ingrediente del dibattito che mi sembra non sia stato ancora sviluppato a dovere, ed è il significato, riferito al mondo editoriale, di virtuosità o meno di una data azienda. Io non credo che il discrimine si limiti ad essere, come mi è parso di capire in questi giorni leggendo i contributi al dibattito, la sola correttezza fiscale dell'azienda, anzi, ci sono moltissimi elementi che possono far oscillare il giudizio di virtuosità su una casa editrice.

In particolare c'è un elemento che mi sembra di questi tempi assolutamente centrale e inobliabile, ed è la qualità del lavoro. Vado subito al dunque: perché nessuno ha aggiunto tra i criteri lo sfruttamento o meno del lavoro precario, vale a dire di quella strana dinamica neo schiavista che trasforma i giovani neo laureati specializzati in lavoratori senza diritti e senza paga? Perché la Mondadori dovrebbe essere poco virtuosa perché non paga le tasse e molte altre, che le tasse le pagano ma non pagano gli stagisti, dovrebbero essere virtuose?

Questa mi sembra la questione più importante, anche perché da questa, più che dalle tasse pagate o meno, dipende la qualità del lavoro editoriale. Ma per ora resta, incomprensibilmente, una questione mai posta.

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