La Mondadori e i guai col fisco: e gli scrittori fuggono

La Mondadori e i guai col fisco: e gli scrittori fuggono Il primo a dire no è stato Don Gallo, fortunato autore della scuderia Mondadori. A pochi giorni dall'articolo di Repubblica in cui Massimo Giannini denunciava le leggi "ad aziendam" messe in atto per favorire il colosso di Segrate, gli scrittori di palazzo Niemeyer si interrogano sul da farsi.

Ma riepiloghiamo le vicende per quanti si fossero persi l'articolo in questione: qualche giorno fa Massimo Giannini denuncia una stortura: secondo il Fisco, nei primi anni Novanta, in occasione della fusione tra la stessa Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria, Segrate evitò di pagare ben 200 miliardi di lire di tassazione.

Si susseguirono due gradi di giudizio (il difensore di Berlusconi era Giulio Tremonti), favorevoli a Segrate. L'agenzia delle Entrate chiede (nel 2008) il giudizio della Cassazione, e da allora, ricostruisce Giannini, ci furono diversi tentativi per evitare un eventuale giudizio sfavorevole alla Mondadori. Il prezzo da pagare, intanto, è aumentato: 350 milioni di euro. (qui l'articolo originale)

A maggio del 2010 un decreto attuativo risolve i problemi. All'articolo riguardante la "rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l'Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio", si stabilisce che "Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)".

In sostanza, al posto di pagare 350 milioni di euro (circa 700 miliardi di lire, nel caso in cui la Cassazione avesse deciso a sfavore di Segrate), Mondadori dovrà pagarne poco più di 8. Questo ha fatto insorgere Vito Mancuso, che sempre dalle pagine di Repubblica si è interrogato sull'eventualità di pubblicare ancora libri per Mondadori.

Ma la posizione più decisa, per ora, è quella di Don Gallo, che ha detto no. Cosa faranno gli altri? Tormentati dagli anticipi faraonici di Mondadori e il problema etico? E stiamo parlando di scrittori importanti, tra cui, è doveroso segnalarlo, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (che pubblica per Einaudi, area Mondadori).

Ma parliamo anche di Roberto Saviano, Michela Murgia, Niccolò Ammaniti e tanti altri, che di certo non hanno problemi a trovarsi altri editori. Ci piacerebbe sentire la loro opinione, su questo blog o dalle pagine dei giornali. O finirà tutto nella classica bolla di sapone?

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