In Italia gli eBook non hanno molta diffusione per via di un drammatico ritardo culturale del Paese

In Italia gli eBook non hanno molta diffusione per via di un drammatico ritardo culturale del Paese

Guido Scorza – fondatore e presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Informazione, avvocato, docente, giornalista, blogger – espone chiaramente il suo pensiero sugli eBook e, senza tanti giri di parole, afferma che il problema principale della loro diffusione nel nostro paese è dovuto a un (cronico) ritardo culturale:

Credo che il principale freno alla diffusione dell’eBook sin qui registrata non sia stato dovuto dall’assenza di tecnologie di supporto quanto, piuttosto, dal drammatico ritardo culturale del nostro Paese – e più in generale del resto d’Europa – ad entrare nella c.d. era digitale per dirla con le parole di Negroponte o, piuttosto, di buttarci alle spalle l’età del possesso ed entra in quella dell’accesso per dirla con le parole di Jeremy Rifkin [...] Se il Paese comprenderà che cultura, informazione ed intrattenimento possono conservare la qualità anche fuori dalla carta, allora, l’era dell’eBook potrà, finalmente, dirsi arrivata.

Perché tale era possa giungere c'è da superare il gap che ancora c'è tra cartaceo e digitale:

Un libro si legge in spiaggia, su un autobus, in treno e si acquista, spesso, in maniera compulsiva. Occorre rendere possibile tutto questo anche per gli eBook ma per far questo occorre lavorare sulla diffusione delle risorse di connettività, sulla copertura mobile e, soprattutto, sui formati aperti.

Non si parla qui di una semplice moda che può lasciare il tempo che trova ma, stando alle affermazioni di Scorza, a un vero e proprio rischio di arretratezza culturale che potrebbe sempre più cronicizzarsi nel Bel Paese:

Se non si iniziano a promuovere tempestivamente i nuovi “contenitori” culturali, il rischio, a mio avviso elevato, è rappresentato dalla circostanza che le generazioni che verranno saranno culturalmente più povere di quelle del passato non per assenza di “materie prime culturali” ma degli strumenti per accedervi. La colpa sarebbe solo nostra per aver ostinatamente preteso che utilizzassero pale e picconi per scoprire nuove falde acquifere nell’epoca delle trivelle e delle talpe meccaniche.

Secondo me Guido Scorza ha pienamente ragione.

Foto | Flickr

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