L'Editoria che crea cultura

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Interessante la discussione che si sta sviluppando sulla questione dell'editoria a pagamento. Cito, una per tutte, l'opinione di Antonella: 'non ha nessun senso pagare per la pubblicazione...pago per vedere stampato il mio libro, ma il 90% delle volte l’editore a pagamento non va oltre la stampa".

Ecco. E' pur vero che ognuno ha il diritto di investire i suoi soldi come vuole, per carità, ed è bello che ci si metta a scrivere per lasciare qualcosa di sè a nipoti figli etc. Però...per questo nell'ultimo post citavo Elvira Sellerio. Con la Eap non si crea 'cultura', non si va oltre la pubblicazione e la schiera di zie, appunto. Da questo punto di vista 'non ha senso', appunto. Poi ognuno è libero di pagare per avere l'illusione, per un pomeriggio, di sentirsi uno scrittore.

Poi se vogliamo riflettere sul fatto che magari si ha un buon romanzo nel cassetto, e non si riesce a trovare un canale per farsi pubblicare, è un altro conto. Posso anche pensare che fra questi titoli ce ne siano alcuni che meritano di essere letti, ma come faranno a farsi conoscere?

Come, ci si potrebbe chiedere, se moltissimi di tali editori non hanno neanche un ufficio stampa degno di questo nome, se non 'rischiano' niente di tasca loro per portarli all'attenzione del mercato e dei giornalisti, della critica letteraria? E chi seleziona i testi da pubblicare?

Chiudo con la frase di pincopalla: "io credo che il rischio di impresa debba assumerselo la casa editrice, non lo scrittore che impiega tanto tempo a scrivere il suo libro sottraendolo ad altre cose. se la casa editrice non è in grado di sostenersi da sola, è giusto che esista?".

Ognuno poi è libero di prendersi le soddisfazioni che vuole, e meglio investire nella pubblicazione di un libro che in uno sfarzoso matrimonio, secondo me. Però i 'però' sono tanti.

Foto | Flickr

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