Si discute alla Camera la legge sul libro

La legge sul libro Si discute stamattina alla Camera la cosidetta "Legge sul libro": un nuovo testo per dare nuove regole al mercato. Partiamo dal primo punto: alle librerie (grande o piccole che siano) sarà permesso uno sconto massimo del 15%. Ciò significa che i librai non potranno, di loro iniziativa, proporre sconti superiori a questa cifra. Se la legge passerà, non vedrete più nelle vetrine i cartelli: sconto del 30% su tutto (se mai si sono visti).

Questo primo punto vuole favorire le piccole librerie, che non possono permettersi gli sconti della grande distribuzione (anche se gli sconti li fanno ugualmente, ma ai clienti affezionati). Ecco però l'altro punto della manovra, che riguarda in primis gli editori, e di conseguenza le librerie: gli editori potranno effettuare delle promozioni per tutto l'anno (eccetto dicembre), senza limiti di sconto.

Credo che la guerra riguarderà per lo più i classici e i tascabili, e coinvolgerà le case editrici maggiori, che di solito in questo settore hanno dei cataloghi molto forti: Garzanti, Einaudi, Mondadori e aggiungerei anche Adelphi (anche se i tascabili di quest'ultima sono meno legati alle letture scolastiche). Ma non è questo il punto.

Dare libertà alle case editrici (in termini di percentuali di sconto e di periodo di promozione) rappresenta sicuramente un'agevolazione ai grandi gruppi e una minaccia per i più piccoli, che non possono permettersi grandi campagne, e che vedono i loro spazi ancor più minacciati.

Dunque si tratta di una legge che annulla se stessa: perché se da una parte limita lo sconto allle librerie al 15%, dall'altra concede ai grandi gruppi la possibilità di imporre il proprio sconto in libreria; annulla le politiche delle librerie per imporre quello delle case editrici.

Nel resto dell'Europa si sta andando nella direzione opposta (a eccezione della Gran Bretagna, dove il mercato del libro è completamente libero, e gli ipermercati stanno mettendo in ginocchio anche le feltrinelli e le mondadori inglesi): in Spagna c'è il prezzo fisso, e la possibilità di effettuare uno sconto non superiore al 5%. In Germania e in Olanda non sono previsti sconti, mentre la Francia è storicamente famosa per una ferrea legge sul libro che tutela piccole librerie e case editrici.

Le reazioni in Italia sono state le più diverse. La più clamorosa è forse quella dell'Ali, l'associazione di categoria dei librai, secondo cui è meglio una legge anche brutta piuttosto che nessuna legge (così il commento riportato su Repubblica del 12 luglio). Subito sono insorte le "piccole" case editrici: Instar, Minimum Fax, Iperborea, Marcos Y Marcos, Nottetempo e Voland hanno spedito una lettera a Repubblica per esprimere la loro indignazione.

Non si capisce l'intervento di Stefano Mauri, presidente del gruppo Gems:

Credo che la nuova legge di Riki Levi migliorerà la situazione per i librai indipendenti

Non si capisce come. Almeno Gian Arturo Ferrari ammette che questa legge non è "la migliore possibile" e smorza gli entusiasmi dicendo che è un "compromesso", anche se "giudizioso". (questi interventi poteti leggerli su Affari Italiani). E' chiaro che i grandi gruppi hanno solo interesse ad appoggiare questo testo, ma mi chiedo se approvarlo possa veramente avere un senso. Vedremo come andrà. E' chiaro che gli interessi politici ed economici sono molto forti.

Foto: Flickr

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