L'ultima riga delle favole di Massimo Gramellini

L'ultima riga delle favole di Massimo GramelliniIl Massimo Gramellini romanziere è totalmente diverso dal giornalista che conosciamo per i suoi “Buongiorno” su La Stampa e per i suoi taglienti interventi nel salotto buono di Fabio Fazio. L'ultima riga delle favole, primo romanzo di Gramellini, è un testo che richiede un certo sforzo per entrarvi e per apprezzarlo. Lo definirei un libro di guarigione dal momento che il protagonista, Tomàs, percorre un cammino di guarigione sulle soglie dell'onirico. Forse proprio l'aspetto di guarigione – che vive Tomàs, senza dubbio, ma che interpella il lettore – è lo scoglio maggiore da superare: quasi come il protagonista, chi legge è invitato a fare un percorso di riappacificazione e di guarigione della memoria e non sempre si è disposti a farlo.

Il titolo lo spiega la voce narrante stessa, quasi a riecheggiare il famoso incipit di Anna Karenina (“Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”):

“E vissero per sempre felici e contenti. [Tomàs] Avrebbe voluto sapere che cosa succedeva davvero, dopo”.

Gramellini non fa mistero di aver voluto scrivere un libro che fa bene, come accade nella favola di Acaro:

“Acaro era un bambino affamato di vita. Ogni mattina a colazione mangiava due libri, uno salato e uno dolce. Il libro salato aveva la copertina scura e raccontava tutto il male del mondo. I suoi ingredienti erano le tragedie, i soprusi, le crudeltà. Il libro dolce, invece, aveva la copertina chiara e sapeva di miele. Parlava di sogni, di amore, delle antiche verità che l'uomo aveva dimenticato. Acaro cresceva sano e sereno. Ma una mattina non trovò più sulla tavola la razione quotidiana di pagine al miele. Per diventare adulto è dei libri scuri che hai bisogno, gli spiegarono i genitori [...] Perciò acaro incominciò a mangiare soltanto il male [...] L'umore era sempre basso, e rassegnati i pensieri [...] Una mattina in cui rovistava in soffitta alla ricerca di qualche sapore che li impressionasse il palato, vide brillare una copertina chiara. Apparteneva a uno dei suoi vecchi libri. Ricominciò a sgranocchiarlo e, frase dopo frase, il suo viso riprese colore. Fu così che Acaro imparò a digerire la vita. Perché i libri scuri ti insegnano ad affrontarla. Ma solo quelli chiari ti ricordano che è trasformabile dai sogni”.

Secondo alcuni il romanzo di Gramellini è una brutta copia dei testi di Coelho; secondo altri trasuda new age spicciola. Non è certo un libro facile. E non è nemmeno un libro per tutti. Mai come in questo caso, credo che bisogna andare a sensazione: se il libro – titolo, copertina o altro – vi attira, leggetelo. Altrimenti è meglio lasciar perdere, perché sarebbe una lettura un po' pesante e, a tratti, difficoltosa.

Massimo Gramellini
L'ultima riga delle favole
Longanesi, 2010
ISBN 978-88-304-2581-1
pp. 258, con illustrazioni di Paolo d'Altan, euro 16,60

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