Senz'anima, di Massimo Fini

Senz'anima di Massimo Fini, appena uscito per Chiarelettere, ripercorre gli ultimi trent'anni di storia italiana raccogliendo in volume l'attività pubblicistica dell'autore.

Per sua natura, dunque, il libro impone un bilancio, tra quello che eravamo e quello che siamo diventati, mettendo nel bel mezzo il triennio 1992-1994, anni caratterizzati dalle stragi mafiose, da Mani Pulite e la conseguente distruzione del vigente sistema politico.

La novità più eclatante, naturalmente, è la scesa in campo di Berlusconi, il quale si scaglia contro Di Pietro e il Pool fin «dal suo insediamento. Anzi da prima. Si cominciò infatti con le lusinghe […]. Poi […] il vergognoso “decreto-salvaladri”» fino all'invio degli ispettori, tutto questo per deligittimare il lavoro svolto fino a quel momento dalla magistratura. Purtroppo si arriva oltre: Di Pietro si dimette, Mani Pulite finisce. E, a quanto pare, si tratta di un processo ancora in pieno svolgimento.

In effetti, il triennio è decisivo, uno spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica; il problema vero che si pone questo libro è che la sensazione netta è che gli italiani non siano affatto migliorati, anzi. Sul piano politico sicuramente la classe dirigente della Seconda Repubblica non è all'altezza di chi l'ha preceduta. Ci stanno facendo rimpiangere gente come Andreotti che, nonstante tutte le malefatte (per usare un eufemismo), almeno aveva un forte senso dello Stato e delle istituzioni.

«Uno Stato in cui la pubblica accusa non sabgliasse mai» dice Fini a pagina 242, in un capitolo dedicato proprio ad Andreotti, «sarebbe, così sì, uno Stato di polizia, uno Stato fascista. […] È quello che non comprendono tutti coloro che in questi anni si sono dati a un'opera di sistematica, e dissennata, delegittimazione della magistratura italiana».

Anche sul piano dei costumi, il modello è cambiato, e di certo non in meglio. «Non si sente più parlare di anima. Questo termine, così diffuso e pregnante in altre epoche della storia occidentale […] Ora, io non credo all'anima, ma il Papa, i cardinali, i vescovi, i preti ci dovrebbero credere visto che tutta la cosmogonia cristiana si basa sulla fede nella sua esistenza […] Ma si parla soprattutto di denaro, del Dio Quattrino che è l'unico nume unanimemente adorato, riconosciuto e condiviso, in Occidente, e quindi di economia, di finanza, di “derivati”, di banca, di carte di credito, di bancomat, di cin, di pin, di iban. In questo nuovo Regno l'uomo ha ancora una parte ma come sottoprodotto».

Senz'anima
di Massimo Fini
Collana Reverse
Pagine 496
Euro 15

  • shares
  • Mail