"Martini" di Pietro Grossi

\"Martini\" di Pietro Grossi Si è fatto conoscere nel 2006 con i bei racconti di "Pugni", che hanno vinto il Campiello Europa e, dopo il romanzo "L'acchito" (2007), Pietro Grossi torna ora in libreria con un racconto lungo (come altro definirlo?) dal titolo evocativo, "Martini" (Sellerio, pp. 64, 9 euro).

Lo fa con un racconto che inscena un giovane giornalista, narratore delle vicende, che ripercorre la sua amicizia con lo scrittore Thomas J. Martini, ponendo il lettore di fronte a una doppia storia: quella della perdita d'ispirazione e della caduta di un grande scrittore, e quella della maturità di un giovane giornalista, che dagli articoli su rivista passa alla scrittura romanzesca.

E lo fa tra alberghi di lusso, un'attrice bellissima (almeno quanto la sua descrizione) e, ovviamente, bicchieri di scotch con ghiaccio al bancone di un bar americano. Tutto nasce da un'intervista che il giovane Frank fa all'acclamato scrittore. Da qui nasce, spontaneamente, una di quelle amicizie fatte di lunghi silenzi e qualche lettera, incontri più o meno casuali e poche importanti parole, che trovano soluzione nel finale.

Che dire, dunque, di questo racconto? Che si fa leggere con piacere, anche se non entusiasma mai veramente; che incuriosisce, ma che le poche parole che si scambiano i due protagonisti rischiano di essere meno evocative di quanto vorrebbero. E che è un libro piacevole, ma che a mio parere manca di spessore (anche di pagine!) per essere veramente un buon libro.

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