Gomorra sotto attacco: dopo le critiche di Dal Lago, Saviano al centro di un dibattito infuocato

<img src="https://static.blogo.it/booksblog/GomorrasottoattaccodopolecritichediDalLagoSavianoalcentrodiundibattitoinfuocato.png" class="post" border="0" align="left" align= Come una santabarbara durante un arrembaggio a colpi di cannone, dopo il polverone innescato dalle forti critiche mosse dal sociologo Alessandro Dal Lago a Roberto Saviano e al suo Gomorra, di cui ci siamo occupati qualche giorno fa, il dibattito sull'autore culto degli ultimi anni in Italia si sta avvicinando al momento dell'esplosione.

In queste ultime ore, al coro delle voci critiche su Saviano – fino a qualche mese limitato ad alcune uscite, per altro di pessimo gusto, di Silvio Berlusconi – si sono aggiunte quelle del jazzista Daniele Sepe e, addirittura, quelle del calciatore Marco Borriello, entrambi napoletani, i quali, in due modi molto diversi tra loro, hanno duramente attaccato Saviano.

Tralasciando le affermazioni di Borriello, che prima ha affermato:

«Saviano è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto»

Ma poi ha subito aggiustato il tiro, ammettendo di aver risposto impulsivamente e ingenuamente alle domande dei giornalisti, è interessante vedere da più vicino le accuse di Sepe che, dopo quelle di Dal Lago, sono tra le prime che arrivano da sinistra. Sepe attacca Saviano attraverso una delle canzoni del suo ultimo album, i cui versi più caustici sottolineano il paradossale e sospetto legame editoriale tra Saviano e la Mondadori di Berlusconi:

«'o capo pav’ ‘a scorta, ‘o stess’ boss che t’ha pavat’ ‘a sturiell’, ch t’appara ‘o pesone e’ ‘o capo de guattarell'» , il capo paga la scorta, lo stesso che ti paga l’affitto è il capo burattinaio,

dice Sepe e aggiunge, rivolto a Saviano

«sei coperto come una rosa in una serra, c’è un sistema che ti protegge e la verità si nasconde».

Sepe poi affonda il tiro, chiedendosi come sia possibile che, in un libro come Gomorra

«non si faccia mai il nome di un politico legato ai casalesi? E pure il discorso sui rifiuti: ne parla tanto, ma non fa riferimenti reali alle aziende che si aggiudicano quegli appalti?»

Critiche dure e interrogativi insinuanti che, invece di essere bollati come blasfemia, iconoclastia o opera di "professionisti della demolizione", come li chiama Battista, dovrebbero essere accettati di buon grado perché è proprio su questo genere di cose che si fonda una società democratica, una società che, fondandosi sul dibattito e sulla critica, potrebbe finalmente fare a meno dei santi e degli eroi e, magari, invertire la rotta verso l'abisso.

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: