Tutti gli uomini sono bugiardi di Alberto Manguel

Tutti gli uomini sono bugiardi di Alberto Manguel "Tutti gli uomini sono bugiardi" (Feltrinelli, pagine 174, euro 14) è innanzitutto un gioco di specchi: nel libro si immagina che un giornalista francese, Jean-Luc Terradillos, indaghi sulla morte violenta di Alejandro Bevilacqua, esule argentino rifugiatosi a Madrid. E per scoprire come mai il corpo di Bevilacqua sia stato trovato sulla strada, proprio sotto un certo balcone, si affida a cinque persone che hanno avuto rapporti con lui, lasciando loro la parola.

E così ognuno di loro ci racconta il proprio Bevilacqua: c'è lo stesso autore, Alberto Manguel (altro gioco di specchi), Andrea, un'amante dell'esule, "Chancho", un compagno che è stato compagno di cella di Bevilacqua a Buenos Aires; Tito Gorostiza, un collaboratore della polizia argentina che dall'aldilà ci racconta il suo Alejandro, e infine Torradillos, che tenta di tirare le file delle numerose personalità che emergono del suo "ricercato".

Credo che "Tutti gli uomini sono bugiardi" possa essere considerato, tecnicamente, una spy story: c'è un morto, e bisogna capire se è stato un suicidio o un omicidio e, in quest'ultimo caso, chi sia l'autore del delitto. Ma è molto di più: è un gioco stilistico-letterario (nel quale Manguel, indubbiamente, si diverte); è un romanzo storico che ci apre uno spaccato sulla dittatura argentina; e infine è un romanzo gnoseologico, che si interroga sulla possibilità di arrivare a cogliere la verità.

E non poteva essere altrimenti: in questo romanzo comnvivono almeno due anime. Quella del Manguel raffinato saggista, e quella di chi, quando Borges non ha potuto più leggere, lo ha fatto per lui, all'età di sedici anni. Il risultato è un romanzo tanto complesso quanto raffinato, un gioco di specchi, come dicevamo, che non rimane un puro esercizio di stile.

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