"L'altalena del respiro" di Herta Müller

\"L\'altalena del respiro\" di Herta MÃ�¼ller Ho appena finito di leggere "I racconti di Kolyma" di Varlam Šalamov e devo ammettere che, dopo aver letto le testimonianze di circa vent'anni di detenzione nei lager staliniani, non avevo tanta voglia di leggere storie di detenzione e sofferenza. Ma è appena uscito "L'altalena del respiro" di Herta Müller (Feltrinelli, pp. 251, 18 euro) ed ero curioso di leggere il libro del vincitore dell'ultimo premio Nobel, tanto più che non ho avuto occasione di leggere "Il paese delle prugne verdi".

Herta Müller ricostruisce (letterariamente) la storia del poeta Oskar Pastior (morto nel 2006), con il quale aveva incominciato a scrivere questo libro. Pastior fece parte di quella minoranza rumeno-tedesca che, nel 1945, venne mandata nei campi di concentramento russi in Ucraina. La Romania aveva appoggiato Hitler, e quando decise di uscire dall'alleanza coi tedeschi, dovette pagare ai russi una sorta di tributo: contribuire a ricostruire l'economia sovietica.

Ad arricchire i particolari di questa storia ci sono gli ex detenuti che la Müller ha incontrato e l'esperienza della madre, che veramente trascorse cinque anni in quei lager. Il protagonista di questa storia, Leopold Auberg, alter ego di Pastior, ha soltanto diciassette anni quando entra nel lager ucraino.

Ciò che impressiona di più in questa storia è assistere alla vita di questi detenuti quando la guerra, ormai, era finita. L'Europa si liberava dal nazifascismo, e non così lontano da Berlino o Parigi una intera schiera di diseredati lottava tra la vita e la morte, viveva un destino simile a quello di tante persone morte nei campi di concentramento tedeschi.

Ma ciò che impressiona di più, forse, è il linguaggio usato da Herta Müller. Non avevo mai letto nei libri che affrontano un argomento simile una tale carica di espressionismo e di liricità unita alla scarna ma puntigliosa definizione di cibi, lavori, materiali da costruzione. Né in Primo Levi, né in Elie Wiesel, né in Šalamov. E credo che sia questa la più grande qualità della scrittura di Herta Müller.

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